XVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Il tema di questa domenica è assai conosciuto e dibattuto; spesso ci torniamo sopra perché non sempre si raggiunge la convinzione necessaria riguardo il rapporto fra la nostra esistenza e i beni materiali. Spesso questi ultimi accentrano su di loro tante delle nostre attenzioni e ogni volta che ne parliamo cerchiamo di evadere dal tema perché i beni e il denaro esercitano una forte attrazione. Il denaro serve nella vita, ma troppo spesso questa attenzione diventa assoluta. Non si può condurre la propria vita, mantenere la propria famiglia se non vi è denaro sufficiente, per cui è importante gestire i propri beni ma senza che questi ultimi prevalgano, senza che vi si attacchi il nostro cuore, il nostro cuore è per Dio, per le persone che amiamo e dalle quali siamo amati; non deve la ricchezza rubarci il cuore. Dato che anche il lavoro e la propria professione contribuiscono ad ottenere la propria retribuzione, occorre superare quelle mentalità ossessive, oppressive e competitive, cercando di raggiungere un equilibrio affinché gli affetti, soprattutto familiari non vengano mortificati. Le affermazioni del Qoelet (prima lettura) sono nette, non lasciano scampo, eppure non riescono ad intaccare i nostri stili di vita e qui oltre a non prestare ascolto al libro sapienziale pecchiamo anche di antagonismo nei confronti di Dio, andiamo cioè ad affermare una nostra autonomia e supremazia di noi stessi che non esiste, ci mostriamo arroganti e superbi come nel caso del ricco e fortunato protagonista del Vangelo i cui affari lo spronano a pensare egoisticamente solo a se stesso senza un benché minimo pensiero rivolto ai meno fortunati e poveri. Quell’uomo offuscato dalla propria ricchezza non ne comprende di essa il senso, si ritrova da solo e si perde nel suo delirio non mettendo in conto, dato che di conti si parla, il fatto che il tempo non è nelle sue e nostre disponibilità. La morte è il soggetto che dice il limite della vita. Il brano evangelico si conclude con un ammonimento che invita ad arricchirsi solo nei confronti di Dio. Qui la moneta di scambio è la sola che Dio usa e riconosce: l’amore, l’affetto, la carità. Altro che criptovalute o qualsivoglia moneta o metallo prezioso; se non alziamo lo sguardo verso Dio, se, come dice San Paolo non si cercano “le cose di lassù” noi, “già morti”, non saremo ammessi alla gloria eterna. Qui davvero il discorso si fa deciso quando sempre l’apostolo prosegue: “fate morire ciò che appartiene alla terra … immoralità, passioni, cupidigia, idolatria”. Occorre rivedere la realtà dal punto di vista dell’ordine di importanza, distinguere i fini dai mezzi e fare in modo di abbandonare gli stili egoistici imposti da una società e da un mondo altrettanto malato e riconquistare la libertà perduta causata dall’essere sotto il dominio del male. La vera ricchezza consiste nell’ essere parte del progetto di Dio, di essere oggetto del suo interesse, del suo sacrificio, del suo amore. La nostra vita non dipende dai beni. L’esasperazione del possesso non lascia spazio al dono e rimane fuori da ciò che veramente ci arricchisce: la condivisione.
Don Giuliano
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