ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

L’Assunzione di Maria è un affresco (385×337 cm) di Rosso Fiorentino, databile al 1517 e conservato nel Chiostro dei Voti della basilica della Santissima Annunziata di Firenze
L’esempio di Maria che ha generato e portato a tutti la presenza di Dio prosegue nella storia attraverso l’azione della comunità cristiana, della Chiesa (prima lettura); Maria è riferimento chiaro di ciò, affinché vi sia impegno e responsabilità in ognuno di noi nel portare avanti tale missione. Nel Vangelo l’incontro di Maria con la cugina Elisabetta trasmette la gioia di essere stata coinvolta nel progetto di salvezza del Padre, così anche noi sentiamoci coinvolti, impegnati nel favorire la vita di Dio nel mondo e anche costruire la pace, che in questo caso è data dall’avere Dio in mezzo a noi come fu annunciato la notte a Betlemme. Maria è figlia e madre allo stesso tempo, è colei che, unica ha gioito e sofferto le gioie e le sofferenze del Figlio, ha condiviso la sua beatitudine di aver accolto la parola di Dio e di averla generata per tutti. Condivide con la cugina la sua gioia… e noi siamo capaci di questo? Non si tratta di quella che scambiamo per gioia, frutto di qualcosa di superficiale, ma quella vera che nasce dalla fiducia in Dio, quella che riguarda l’essenza della nostra esistenza. Maria riconosce il bene operato da Dio per lei e per il resto dell’umanità, ma noi riusciamo a individuarlo, a riconoscerlo? La solennità di oggi ci dice quanto importante sia il nostro corpo condizionato dall’esempio di Maria…quanto il nostro corpo possa comunicare la presenza di Dio, non a parole, ma attraverso i gesti di attenzione, accoglienza, comunicazione, di trasmissione della nostra ricchezza interiore agli altri, di rinnovo delle relazioni e delle amicizie. La beatitudine di Maria (riconosciuta da Elisabetta) consiste nell’aver accolto la presenza di Dio; quella di Dio non è la compagnia da persone da bar, ma quella operata dalla fecondità dello Spirito. Maria presta il proprio corpo per accogliere la vita del Figlio di Dio, custodirlo dentro di sé e portarlo alla luce. Quella di oggi è la festa della glorificazione del corpo di Maria, ma anche l’accenno a quella che sarà la destinazione della nostra vita e del nostro corpo, della nostra carne, come recitiamo nel Credo, come strumento usato da noi, ma che appartiene al nostro creatore. In una società che vive in modo ambiguo la relazione fra la corporeità e la vita, fra la cura del proprio corpo per fini meramente egoistici e la ricerca scientifica per superare la propria caducità e debolezza, non si vede più la direzione da seguire che è quella bellissima e semplice della relazione e dell’affetto, finalizzato a trasmetterci gli uni gli altri il volto misericordioso del Padre assieme alla docilità e umiltà del Figlio. Che questa festa mariana contribuisca ad abbassare l’orgoglio e la prepotenza dell’uomo e a ricordargli che, secondo quanto affermato dalla seconda lettura, l’uomo non potrà mai vincere la morte se non con l’aiuto di Dio, se non insieme a Lui.
Don Giuliano
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