XX DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Dio raggiunge l’umanità con il fuoco, simbolo della sua presenza e vicinanza, di cui oggi parla Gesù nel Vangelo, un fuoco che infiamma la vita del mondo e delle persone, che non le distrugge, ma che le rende propagatrici del suo amore. Sono parole difficili quelle del Signore soprattutto quando parla della divisione che Egli è venuto a portare sulla terra. Si tratta di parole pronunciate in modalità profetica che leggono e spiegano la storia, in questo caso quella di Gesù di allora e di oggi. Suonano soprattutto dure le parole che affermano le divisioni fra genitori e figli ecc. Accade perché accade e perché Gesù stesso afferma che le incomprensioni e le divisioni si verificheranno a livello familiare dove il terreno comune che è l’amore diventa campo conteso, campo di lotta; un’astuzia apparentemente vincente del male che avanza e che soffoca (come la cenere) il fuoco dell’amore di Dio dentro di noi. L’adesione a Gesù divide le persone, se da una parte c’è qualcuno che scotta, dall’altra c’è qualcuno che rimane freddo. Non dobbiamo essere freddi perché colui che è freddo gela i rapporti, diventa ostaggio del male. Viviamo come ricoperti da una coltre di cenere che non ci permette di liberare quel fuoco che il Signore ha posto dentro di noi. C’è sempre qualcosa che ci ostacola e non ci lascia liberi di aderire alla chiamata del Signore. La vita va vissuta come ci insegna Geremia, come profezia, con la capacità di leggere la propria storia attuale e orientarla continuamente a Dio. Gesù parla anche di un battesimo che lo angoscia perché riguarda la circostanza della sua passione e morte, ma Egli l’affronterà con l’aiuto del Padre e riuscirà ad essere salvato, come lo fu Geremia (prima lettura) salvato tramite l’etiope, dalla melma in cui affondava. Pure noi abbiamo bisogno di risollevarci dal fango che ci fa affondare in situazioni che ci allontanano sempre più dalla luce e dall’ossigeno che tiene viva la nostra vita. Gesù si prepara ad andare incontro al battesimo della sua morte come richiama l’affermazione della seconda lettura “si sottopose alla croce” andando contro ogni logica umana, ma seguendo il fuoco d’amore dello Spirito. Come avevano predicato e agito i profeti, Gesù è scomodo, come lo siamo anche noi quando annunciamo la verità della nostra fede. Per cui di fronte a queste divisioni e derive cosa dobbiamo fare? Tacere? Fuggire? Proprio no, anche quando siamo segnati da incomprensioni familiari. Il fuoco brucia, fa male, fa male all’orgoglio, fa male al quieto vivere, all’ozio; il provare dolore in questo combattimento non ci sottragga dalla lotta, ma rafforzi sempre più la nostra volontà e alimenti la passione verso il Signore e anche verso le persone che amiamo più al mondo, certi che il male non prevarrà.
Don Giuliano
Lascia un commento