XXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Non ci sono limiti alla curiosità, ma questa volta la domanda di uno sconosciuto offre al Signore la possibilità di insegnarci ancora una volta la semplicità, l’umiltà e la capacità di lottare per oltrepassare la porta stretta, che il Signore afferma necessaria per essere salvati e partecipare la gloria del Regno di Dio. Il Signore vivrà questo insegnamento sulla sua pelle, infatti la circostanza di questo dialogo si svolge durante il cammino verso Gerusalemme che Egli affronterà con decisione con la conseguenza della propria morte. Gesù in un altro passo afferma che la “porta stretta” è Lui stesso; pertanto, se non passiamo attraverso la sua presenza, il suo esempio, la sua amicizia, rischiamo di rimanere fuori accompagnati dalla risposta del tipo “non so di dove siete”. Avremo allora voglia di fare l’elenco delle situazioni che speravamo ci salvassero, ma nessuna sarà sufficiente. Cosa potremo rispondere? Signore qualche volta sono andato a Messa, ho pregato, mi sono anche confessato, ho aiutato una persona povera, ho perfino ceduto una parte maggiore dell’eredità lasciata dal babbo a mio fratello (quello del vangelo di domenica scorsa), … ma cosa farfugliamo? E se Lui ci rispondesse: “non so di dove siete”? Ebbene, non siamo nella posizione di sindacare le decisioni del padreterno, ci verrà risposto in base a ciò che meritiamo. D’altronde è proprio nella prima lettura di Isaia che troviamo il messaggio che verranno a Dio persone che, pur non avendo visto la sua gloria e non avendo sentito parlare di Dio, si faranno annunciatori di Dio stesso. Ma qualcosa possiamo trarre dalla frase finale di Gesù quando dice “vi sono ultimi che saranno primi” e viceversa. Questa frase ci deve far alzare le antenne e ricordarci che la Parola di Dio ci è rivolta per correggere i nostri atteggiamenti, causando anche sofferenze, come afferma l’odierna lettera agli Ebrei, ma Dio agisce così verso di noi solo per amore. Sarà bene quindi continuare a pregare, a fare del bene, a perdonare e aiutare materialmente e spiritualmente il prossimo, ma mai con l’atteggiamento della pretesa, ma con la condizione del “servo inutile” che fa quello che deve fare, accompagnato dal timor di Dio e da una condotta semplice, ma sempre e comunque consapevole di maturare giorno dopo giorno una amicizia vera con Gesù che in un altro passo parla anche di una porta larga che è facile oltrepassare, ma che conduce dritta al fallimento. Ognuno di noi possiede virtù ma siamo spesso prigionieri di vizi anche gravi; valutiamo seriamente i nostri comportamenti e le nostre scelte, noi siamo cristiani ma non possiamo limitarci ad esserlo solo anagraficamente, non basta. Ricordiamoci sempre quel passaggio riferito a Gesù riportato nella lettera ai Filippesi (2, 6-8) “Egli pur essendo di natura divina umiliò sé stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Occorre davvero l’umiltà, occorre farsi piccoli per passare dalla porta stretta attraverso la croce di Gesù, con la lotta, con l’amore vero per Dio, alla gioia pasquale definitiva.
Don Giuliano
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