XXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Anche se diciamo di essere cristiani dobbiamo ben sapere che non siamo esenti dalle debolezze umane; anche noi portiamo limiti; vorremmo essere perfetti, ricercati, adulati, desiderosi di apparire in quanto l’apparenza concorre alla distinzione, vorremmo essere ascoltati, desiderati e ricoperti di attenzioni, vogliamo essere considerati migliori. Se da una parte San Paolo parla di gareggiare con gli altri, la gara non riguarda il diventare più influencer degli altri, la gara riguarda la carità, riguarda l’umiltà, riguarda ciò che il mondo odierno giudica ininfluente. Tutto questo nasce dal fatto che alle persone piace misurarsi per sembrare e apparire migliori, e spesso questo atteggiamento riguarda solo l’esteriorita’. Questo comportamento risulta molto distante dalle affermazioni riportate nella prima lettura dove la condizione della persona superba è considerata misera ed irrimediabile. Anche il pensiero di Gesù cozza molto con questo tipo di mentalità, Lui va dritto al cuore e ci dice che l’onore dei primi posti va conquistato e non occupato con superbia, rabbia e spintoni. Perché questa corsa? Perché queste scalate verso il potere e la visibilità? Per dimostrare che valiamo, che siamo i migliori, i più forti, i più furbi? Gesù ribadisce che occorre l’umiltà, (essa è insuperabile, come affermava Dostoevskij), quindi la vita va vissuta nel celebrare il proprio servizio verso il prossimo, soprattutto verso coloro che ne hanno bisogno e non hanno possibilità di ricambiare. Ci sono dimostrazioni di gratitudine, da parte di coloro che hanno beneficiato di una qualche nostra buona azione, fatte magari solo di sorrisi e di affetti che hanno grande valore, perché sono vere, sono risposte sincere, mentre altre gratitudini sono formali, viziate da rapporti di complicità e ovvietà come riporta il discorso di Gesù nella seconda parte del Vangelo ossia segno di un contraccambio. Gesù ci insegna il valore alto della gratuità che ci inserisce in quella che è la prospettiva escatologica della salvezza. Le nostre azioni accompagnate dalla generosità, che ricercano la giustizia, che tendono e realizzano la pace costituiscono un investimento a lungo termine, un interesse non per una ricompensa immediata, ma per quella di cui parla il Signore, quella ottenibile alla resurrezione dei giusti. Il Signore, mite e umile di cuore è assiso alla destra del Padre, ma ci ha dimostrato con la sua crocifissione di essersi collocato all’ultimo posto, ultimo fra gli ultimi. La sua presenza ancora ci accompagna e non sta in case dorate e imbandite, ma nelle tendopoli degli ultimi rifugiati, nelle fragili imbarcazioni che solcano i mari della speranza, in coloro che tendono la mano per un aiuto, in coloro che soli e abbandonati attendono un saluto e una carezza prima di lasciarci. La beatitudine si acquista quando si scala verso il basso per non illuderci e avere false considerazioni di sé stessi. Gesù ci vuole piccoli come bambini, semplici come i fiori del campo; del posto non ci dobbiamo preoccupare, se stiamo accanto a Lui siamo sempre messi bene.
Don Giuliano
Que sia un nuovo giorno di benedizioni di Dio. Buona settimana a tutti voi.
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