Commento al Vangelo di Don Giuliano: ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

Cappella della Misericordia – Alfredo Cifariello 1984

La festa di oggi che prevale sulla domenica del tempo ordinario fa affrontare un tema che solitamente occupa la Settimana Santa, in particolare il Venerdì Santo, ovvero ci rimanda al grande segno di Gesù crocifisso. La croce è di fatto il segno cristiano per eccellenza, un segno che ci identifica e se lo facciamo è bene sapere cosa facciamo; si tratta di un gesto magico o scaramantico? Oppure di un gesto di disperazione, dato che è il ricordo di un supplizio, o altro? La croce è sì un rimando al dolore, ma non esaurisce il suo significato. Consideriamo quanto riportato nella prima lettura che ricorda il difficile e lungo cammino del popolo d’Israele prima di giungere alla terra promessa. Nel popolo ci furono ripensamenti sulla fuga dall’Egitto, dubbi e soprattutto mormorazioni contro Dio, tanto che giunse loro la punizione della morte tramite i serpenti velenosi, ma qualora le persone morse dai serpenti avessero guardato al serpente di bronzo fatto da Mosè e posto su un’asta, sarebbero stati guariti. Un episodio che rappresenta il cammino dell’umanità, quella che non si fida di Dio, che ritiene di procedere nel proprio cammino cercando inutilmente di evitare le morsicature del male. Questo brano ci prepara a comprendere il dialogo notturno fra Gesù e il fariseo Nicodemo che angosciato e assalito da dubbi iniziò a muovere i passi verso la fiducia nei confronti di quell’uomo che parlava e toccava non solo la mente ma il cuore, ed invitava l’uomo a guardare a Lui che a breve sarebbe stato innalzato da terra “volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37) e guardandolo e credendogli avrebbero ottenuto la salvezza. Il male ci spinge a cadere facilmente in tutte quelle situazioni seducenti che gradualmente ci allontanano da Dio, ci privano della sua relazione, ci costringono perfino contro di Lui, cosicché perdiamo l’orientamento, tendiamo ad abbassare lo sguardo e ci ritroviamo nel buio assaliti da angosce e insoddisfazioni senza pace. Guardare il crocifisso implica alzare lo sguardo affinché il campo visivo divenga più vasto e più chiaro, come chiara ed emblematica è l’immagine delle braccia aperte di Gesù, segno di un abbraccio verso tutti, e al quale ci affidiamo. La crocifissione di Gesù, il Figlio di Dio, ha comportato un grave peso per l’umanità, ha reso però la croce non un patibolo, ma uno strumento per rivelare la gloria di Dio, la gloria del suo amore che non muore sulla croce perché infinito, che esalta la croce tanto da renderla non più segno di morte ma di redenzione (seconda lettura). Ogni volta che guardiamo il crocifisso o eseguiamo il segno di croce (che è il segno che imprimiamo su di noi, nella nostra vita), crediamoci. Non abbandoniamo l’incontro con il Signore, anzi cerchiamo di solidificarlo di renderlo esperienza, avvenimento che ci tocca, ci parla, ci coinvolge: fidiamoci sempre di Lui. 

Don Giuliano

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