Commento al Vangelo di Don Giuliano: XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

L’odierno brano del Vangelo fa sorgere interrogativi e rimane di difficile spiegazione, dobbiamo cercare di sforzarci per entrare nelle dinamiche appartenenti a questa pagina di Luca successiva alle parabole della misericordia del capitolo precedente. Qui si parla di una discutibile gestione di beni da parte di un amministratore che cercava una soluzione per garantirsi il proprio futuro, riuscendo a frodare per ben due volte il proprio padrone, prima perché “sperperava” tali beni e dopo recuperando solo in parte i crediti del suo padrone. A questo punto ciò che ci sorprende è il fatto che quell’amministratore fu lodato dal padrone perché aveva agito con scaltrezza, con intelligenza e furbizia. Si tratta di una logica discutibile, possiamo capirla solo accogliendo il significato dell’amore e del perdono. Infatti, come detto nelle parabole precedenti, Dio sempre pronto al perdono, manifesta la sua misericordia; questo è l’esempio da praticare: condonare e perdonare il prossimo in modo che questo, beneficiando della pur parziale remissione del debito avverta a sua volta il bisogno di ricambiare. Non siamo noi forse coloro che accumulano debiti d’amore nei confronti di Dio e degli altri? Forse ci sembra di no, invece accade che si consumano ingiustizie che nemmeno ce ne accorgiamo. Quante volte diamo più importanza al possedere più che all’amministrare con giustizia i propri beni di qualsiasi genere? Chi ci salverà se non coloro i quali abbiamo aiutato e sostenuto nello spendere tempo e risorse a loro favore? Niente di tutto il bene che avremo compiuto verrà dimenticato, ma attenzione tutto quello che non abbiamo fatto ci giudicherà diversamente. La ricchezza non è male in sé, qui viene giudicato il modo con cui ad essa ci si relaziona, pensiamo di esserne padroni quando invece ne siamo schiavi; essa va usata come strumento non come scopo della vita. Siamo di fronte alla scelta di decidere in che cosa consiste la propria sicurezza, se in beni che prima o poi termineranno oppure, in chi, amandoci, offre e promette di più, procurandoci un tesoro che mai si consumerà. Non possiamo servire due padroni: scegliamo quello che ci perdona non quello che ci imprigiona. L’invito che dobbiamo accogliere è quello di reagire anche noi con scaltrezza. Ogni tanto, ogni domenica ci ritroviamo davanti al Signore a fare un po’ il punto della nostra situazione, di come abbiamo amministrato il nostro tempo e che tipo di azioni abbiamo fatte. La Parola di Dio ci esorta a farci degli amici, a vivere la vita “senza collera e senza contese” (seconda lettura), a costruire intorno a noi una vera e propria fraternità dove i beni materiali possono servire a tale scopo, a costruire relazioni di amicizia. Molto ci ha dato Dio, ma in prestito, non dimentichiamolo.

Don Giuliano

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