Commento al Vangelo di Don Giuliano: XXVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XXVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Il racconto di Gesù, diretto ai farisei per smascherare il loro comportamento incoerente, coinvolge anche noi oggi, attratti dalla ricerca di piaceri, benessere e sicurezze per raggiungere i quali non ci importa di niente e di nessuno. Questi comportamenti sono la fotocopia di ciò che dice la parabola; l’uomo che trabocca di ricchezza, che banchetta lautamente e veste abiti lussuosi non ha nome, la sua condizione di ricco sfrenato lo precede mentre il povero ha un nome comune Lazzaro, ed è talmente povero che l’altro, il riccone accecato dai suoi beni, non lo vede, non lo nota, pur stando davanti alla sua porta di casa, solo i cani lo vedono e gli leccano le ferite. Questa scena ripugnante è costruita ad hoc da Gesù perché evidenzia la condizione da contrappasso dantesco ovvero della corrispondenza della pena alla colpa, cioè: la pena cui saranno sottoposti i peccatori dopo la morte riproduce i caratteri della colpa da loro commessa in vita. Il comportamento cristiano deve fuggire la ricerca di un benessere esagerato che, oltre a far perdere la misura e il valore vero delle cose e delle situazioni, porta a perderci e a non accorgerci di coloro che sono intorno a noi. Non è facile fare amicizia con i poveri, perché siamo assaliti da tanti pregiudizi, ma essi sono un’occasione per aprire gli occhi e il cuore. Ci sarà qualcuno che fa il furbo, finge e inganna, ma altri hanno veramente bisogno. Non dimentichiamo che il povero è Cristo; il non riconoscerlo ci deve allarmare, Egli passa ogni giorno accanto a noi, come ci ricordano i Padri della Chiesa, ma a causa della nostra indifferenza non lo vediamo, rimane a noi invisibile. Il nostro benessere non ci salverà, la nostra carità invece sì. Non trascuriamo l’anatema che viene lanciato contro coloro che pensano solo ai propri piaceri (prima lettura). I peccati che maggiormente commettiamo, azioni, giudizi e pensieri contro gli altri, spesso li inglobiamo nel peccato dell’egoismo, se lo approfondiamo questo si declina nell’invidia, nell’ indifferenza, superbia, avarizia…ovvero nei vizi capitali. Poi a questo punto ci fermiamo perché già ci sembra di aver esagerato; invece mancano all’appello i peccati di omissione, quelli riguardanti ciò che potevamo fare e non abbiamo fatto. Per chi conoscendo la volontà di Dio è stato negligente verso il bisognoso ci sarà una maggiore responsabilità “il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse”  (Lc 12,47). Noi oggi conosciamo le parole che ci invitano all’onestà e alla carità (seconda lettura) e a maggior motivo siamo più responsabili del ricco del Vangelo. Siamo responsabili in quanto conosciamo cosa dice la Parola di Dio quando leggiamo e preghiamo i salmi, quando ascoltiamo il Vangelo domenica dopo domenica. Il Vangelo afferma che pure la resurrezione di Cristo rischia di essere inefficace per la conversione perché l’egoismo ci asfalta come un rullo compressore. Pensate quanto valore ha la nostra fede! La fede nella resurrezione sia un convincimento solido qui, ora, adesso, capace di rompere la catena dei vizi. Noi abbiamo più di quanto avevano i parenti del ricco, abbiamo il Risorto tra noi, non facciamoci depredare; insieme all’amore, alla carità e alla fraternità, Egli è la nostra vera ricchezza.

Don Giuliano

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑