Commento al Vangelo di Don Giuliano: XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Oggi facciamo una sosta particolarmente significativa, profonda e vitale nell’ascolto di un discorso di Gesù ai suoi dodici discepoli a seguito del tema del perdono, circostanza per la quale occorre fede. I dodici, infatti, chiedono al Signore di accrescere la loro fede come anche noi legittimamente possiamo chiedere, dato che non riusciamo a fare tutto quello che il Signore ci chiede di fare, viste anche certe difficoltà che incontriamo nel mettere in pratica gli insegnamenti cristiani. Anche noi ci domandiamo quanta fede occorra per affrontare i nostri tanti problemi invece di soffermarci sull’aspetto della qualità della fede. Per fede solitamente si intende quel qualcosa, che si avverte, che si intuisce, si percepisce quando certi momenti e anche emozioni ci toccano profondamente, sia riguardo ad avvenimenti belli e positivi ricchi di gioia, sia nei momenti più cupi, oscuri, dolorosi. Si tratta di qualcosa che spesso non riusciamo a definire, ma nonostante sia piccolo, il Signore ci rassicura, ci dice che basta, che è sufficiente; è qualcosa che Dio ci ha donato, che ci abita (seconda lettura), sta a noi però scoprirlo, ne è prova il fatto che ogni tanto chi più chi meno ricorre al pensare a Dio, soprattutto quando si fa l’esperienza del limite, della malattia, del dolore…Quel qualcosa non è un oggetto magico, è un contatto misterioso, è la fede, è la relazione con Dio. La presenza della fede aiuta la nostra coscienza nell’indirizzarci a vivere la vita con il senso e la pratica del servizio. Ci sono tanti gesti che si possono fare per servire: per un bambino aiutare nelle faccende di casa o studiare, studiare è un servizio non è un dovere è un servizio per gli studenti, per la propria famiglia, per l’umanità…vuol dire anche volere bene a ciò che si fa, al proprio lavoro, ai propri compiti. Ci colpisce oggi che la parabola esposta da Gesù definisca coloro che fanno quello che devono fare “servi inutili”; è bene chiarire. Ciò si riferisce al rapporto di fede verso Dio, non si possono avanzare pretese nei suoi confronti dato che ci troviamo in un rapporto di dipendenza, anche se secondo il vangelo, il servo avendo compiuto il proprio dovere non è stato poi così tanto inutile. Anche per noi affermare che abbiamo fatto quanto dovevamo fare sottolinea la nostra obbedienza e la nostra umiltà fuori da ogni calcolo e rendicontazione, ma inserito in un rapporto fiduciale. Come riporta la prima lettura, il profeta deve continuare a profetare, sarà Dio che realizzerà la pace, così anche noi oggi non dobbiamo mai smettere di lottare per la pace; allora siamo utili in un certo senso? Ognuno compia con impegno i propri doveri affidategli dalla famiglia, dalla chiesa, dalla società senza pretendere altro in cambio in quanto Dio ha già in serbo la salvezza per noi. Dio con il solo schiocco delle dita potrebbe mettere tutto a posto, ma Dio attende che noi ricambiamo i suoi doni con la nostra testimonianza e il nostro amore (seconda lettura). A noi credenti il verbo servire deve onorarci, non deve farci paura, non deve allontanarci dai compiti quotidiani. Come Gesù è venuto per servire e non per essere servito, imitare Gesù in tale azione vuol dire diventare simili a lui; in questo senso comprendiamo il fatto di essere servi, a servizio di Dio verso i fratelli.

Don Giuliano

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑