XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Oggi ci confrontiamo con il rendere grazie, con l’azione della gratitudine, una pratica raramente praticata fra le persone, e di conseguenza nei confronti di Dio. È bene approfondire cosa significa ringraziare: dire grazie…e basta? In che modo possiamo tradurlo nella vita? Il Vangelo ci presenta il fatto della guarigione di ben dieci lebbrosi che riconoscono di Gesù sia la compassione, sia la capacità della guarigione. Gesù come suo solito prepara la strada della guarigione che passa attraverso la collaborazione e l’impegno dei beneficiari come nel caso dei dieci lebbrosi che obbediscono a Gesù dirigendosi verso i sacerdoti. Cosicché avviene la guarigione silenziosa, ma solo uno riconosce il dovere di ringraziare il maestro Gesù; mentre il suo cammino nel dirigersi verso i sacerdoti era pieno di speranza quello del ritorno verso Gesù era pieno di gratitudine, in questo sta la fede: conoscere chi è l’artefice di tutto e rimanere accanto a lui. Il miracolo non riguarda solo la guarigione fisica, ma l’incontrare Dio. Se una grazia ricevuta non cambia niente in noi vuol dire che non ha incrociato la nostra fede e la grazia stessa scivola sulla nostra superficialità. La frase di Gesù al samaritano è la seguente: “la tua fede ti ha salvato” che equivale al partecipare alla salvezza già durante la vita terrena. La nostra preghiera oggi sia quella che ci fa aprire gli occhi e il cuore e ci fa tornare da Gesù a dirgli che ci siamo accorti della forza e del coraggio che ci dà nell’affrontare spesso un mondo ostile e superbo e spesso suo nemico. Si vive mantenendo le distanze gli uni dagli altri con la paura di contaminarsi, ciò equivale ad essere lebbrosi nel cuore. Non pensiamo solo di guarire fuori, preoccupiamoci di guarire dentro; che grande differenza guarire fisicamente dal guarire interiormente…come fra il guarire e l’essere salvato. Nelle pieghe del benessere si annida l’insidia di sentirsi a posto perché appagati nel percepire di stare in salute; nessuno deve lasciarsi vincere da questa tentazione, la salute fisica è temporanea, c’è un termine, mentre l’essere salvati è mille volte più importante in quanto si avverte il legame di appartenenza al tempo di Dio: l’eternità. Si ringrazia il Signore per la vita che abbiamo ricevuta e con essa tante persone che ci amano e che ci vogliono bene. Non sempre riconosciamo la regia di Dio dietro le nostre relazioni; siamo abbastanza ingrati, siamo dimenticoni, pensiamo a Dio solo nel momento del bisogno. Impariamo la lezione dal samaritano, ma anche da Naaman (prima lettura) e dalle persone anche vicine a noi che sono state capaci di tornare indietro a ringraziare. Percorriamo la strada della fiducia e impegniamoci a restituire in modo evidente attraverso opere e atteggiamenti di carità, quanto il Signore continua a fare in nostro favore in modo silenzioso. E dato che Dio non pone limiti al suo amore, anche noi facciamo di tutto per rimanergli fedeli.
Don Giuliano
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