OGNISSANTI E COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI

Se avessimo dimenticato la direzione e la destinazione della nostra vita, le celebrazioni del 1° e 2 novembre ce lo ricordano in modo chiaro. Prima di tutto nella solennità di tutti i Santi la Parola di Dio ci ricorda la grandezza dell’amore di Dio (seconda lettura) che ci ha resi suoi figli, un legame determinante che dà senso a tutta la nostra esistenza. L’essere figli di Dio stabilisce una appartenenza solidissima; siamo legati a Lui che è tre volte santo nel senso che siamo inseriti nel contesto della santità, siamo santi perché di Dio, siamo suoi e non di altri. Purtroppo, esiste anche un certo tipo di cultura che tende a snaturare il significato della santità e della morte che si intrecciano in questi due giorni, affrontandoli come “scherzetti” quando invece si tratta di un qualcosa di stupendo, bello, rincuorante e confortante nel difficile e stancante percorso della vita. Il pensare ai santi, a quelle grandi persone lontane e vicine nel tempo, esempi luminosi che nel buio delle tante problematicità ci portiamo dietro e dentro di noi, ci aiuta e ci sostiene accompagnato dall’invito del Signore che dice: “venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi ristorerò”; abbiamo bisogno di riferirci a loro. In questo contesto il brano delle beatitudini non va ascoltato o meditato come se fosse una esposizione poetica, ma abbracciato come via d’uscita, anzi come strade da percorrere, strade preferenziali che passano da luoghi impervi e pericolosi, ma che poi approdano alla beatitudine. Essa è la felicità autentica quale ricompensa per il proprio impegno speso per trasmettere l’amore di Dio di cui siamo strumenti perché esso giunga a tutti, dato che l’invito alla santità è per tutti. E poi, il ricordo dei nostri cari defunti ci richiama al senso di gratitudine nei loro confronti e al senso di responsabilità nel proseguire il cammino della fede, dove la sofferenza e la morte costituiscono il passaggio per giungere al regno di Dio, verso la Pasqua eterna alla quale siamo invitati. Al tempo stesso questi due giorni, ricordando i santi e i beati riconosciuti e consolidati non solo nel calendario, e facendo visita alle tombe dei nostri cari defunti, avvertiamo una comune appartenenza a quel disegno di salvezza che passa attraverso il tempo e la storia, ci purifica, ci aiuta ad alzare lo sguardo e l’attenzione verso la meta finale. Non siamo noi che ci dichiariamo santi, ma è la presenza di Dio che ci rende tali. Non lasciamo cadere invano queste parole, facciamo in modo che siano accolte e radicate nel nostro cuore.
Don Giuliano
Lascia un commento