Commento al Vangelo di Don Giuliano: DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

Celebrare oggi la festa della Basilica Lateranense vuol dire celebrare tutti quei luoghi sacri costruiti per essere casa di Dio, luogo di preghiera, luogo d’incontro fra Dio e l’uomo. Abbiamo conferma di ciò dalle innumerevoli costruzioni che vi sono sparse in tutto il mondo, dalle basiliche alle chiese cittadine o di campagna fino alle chiese fatte di terra o addirittura coperte da legno e foglie, capanne vere e proprie nei villaggi sperduti in ogni continente; tutte con lo stesso significato. Queste sono opera dell’uomo per esaltare la grandezza e la presenza di Dio, ma Dio ha realizzato un’opera superiore: la nostra stessa umanità, quella stessa che noi denigriamo e offendiamo senza renderci conto di cosa facciamo come se avessimo perso non solo il lume della ragione, ma tutto quanto il senso di tutto. Eppure, quante volte abbiamo ascoltato le parole di San Pietro “voi, pietre vive, siete costruiti come edificio spirituale, per un sacerdozio santo” (1Pt 2,5). Lo stesso San Paolo (seconda lettura), afferma che noi siamo “edificio di Dio” e che lo Spirito di Dio abita in noi. L’analogia del tempio di pietra e tempio di Dio viene utilizzato da Gesù per parlare della sua vita, morte e resurrezione, in modo da dare una interpretazione anche alla nostra vita, al nostro corpo, come luogo della presenza e strumento per l’adorazione di Dio a patto che questo sia libero, sgombro da tutto ciò che ne impedisce la funzione. Domando: nella nostra vita, nel nostro cuore quante situazioni di oppressione vi sono che ci impediscono di interloquire con Dio, quante situazioni e condizioni ci sottraggono tempo, affetto e libertà? Chiedo questo perché il gesto di Gesù di scacciare i cambiamonete è un invito anche per noi a scacciare, a fare piazza pulita di tanti ragionamenti, strascichi, calcoli, supposizioni che ci impediscono di essere quello che siamo: Tempio di Dio. Siamo questo oppure siamo casa di qualcun’altro? Nella casa di Dio non si parla di commercio, si parla di gratuità, non a caso quelle persone che svolgono servizi nelle chiese lo fanno volontariamente. Anche noi impariamo ad usare questa moneta, quella della disponibilità, dell’amore. Facciamo in modo che il nostro cuore rimanga alla larga dagli assedi dei mercanti, difendiamolo, liberiamolo e purifichiamolo. Riecheggia il salmo 24: “Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno. Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza”. Pur nella nostra debolezza e precarietà Dio ci sceglie quale abitazione preferita a tante altre grandi Cattedrali per viverci e per santificarci. Impegniamoci ad essere ospitali verso Dio così da ringraziarlo per essere pietre vive ancorate a Cristo pietra angolare di tutte le esistenze.

Don Giuliano

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