L’Eterno Riposo

La Preghiera per l’Eterno Riposo è breve, ma proviene da una delle tradizioni più antiche e profonde della Chiesa: la preghiera per i defunti. La sua radice risiede nella convinzione biblica che la morte non è la fine e che l’amore non si spezza quando qualcuno se ne va. Già nell’Antico Testamento, il Secondo Libro dei Maccabei parla di offrire sacrifici per i defunti “in vista della risurrezione”, e fin dai primi secoli i cristiani si riunivano presso le tombe per celebrare l’Eucaristia e pregare per coloro che erano trapassati. Da questa esperienza di fede nascono formule brevi come questa, che la Chiesa stabilisce nella sua liturgia affinché tutti i fedeli possano pregare con un solo cuore.

In latino, la prima parte recita: “Requiem ætérnam dona eis, Domine, et lux perpetua lúceat eis”: “Concedi loro, o Signore, l’eterno riposo e splenda ad essi la luce perpetua”. È una supplica che compare nella Messa dei Defunti e nell’Ufficio dei Defunti, ripetuta da secoli nei monasteri, nelle parrocchie e nei cimiteri. Viene recitata dopo il nome del defunto, al termine del Rosario dei Defunti, nei responsori e in molte devozioni popolari. Chiede due cose: riposo e luce. Riposo, perché la vita è stata una lotta, una stanchezza, una croce da portare; luce, perché crediamo che la meta non siano le tenebre, ma il volto luminoso di Dio.

La seconda parte – “Perché le anime dei fedeli defunti, per la misericordia di Dio, riposino in pace” – riflette la fede in un Dio che non abbandona i suoi dopo la morte e nella comunione dei santi: vivi e defunti rimangono uniti in Cristo. Non diciamo che riposano per i loro meriti, ma “per la misericordia di Dio”. Questo mantiene chiare due cose: la serietà della vita (ogni persona sarà ritenuta responsabile delle proprie azioni) e l’assoluta fiducia nella compassione divina. Ecco perché questa preghiera è entrata a far parte del linguaggio quotidiano: anche chi non è particolarmente religioso, parlando di qualcuno che è morto, quasi senza pensarci, dice “che riposi in pace”.

Spiritualmente, la preghiera per l’eterno riposo educa il cuore in tre direzioni contemporaneamente. Guardare indietro, perché è un atto di gratitudine e amore per coloro che ci hanno preceduto. Guardare verso l’alto, perché affida i propri cari a Dio, senza cercare di trattenerli. E guardare avanti, perché ci ricorda che un giorno anche noi avremo bisogno di qualcuno che chiami il nostro nome e reciti questa preghiera per noi. Chi prega per i defunti si libera dall’orgoglio di credersi padrone del tempo ed entra in un rapporto più puro con l’eternità: sa di essere solo di passaggio, sa che ciò che conta non è la longevità, ma raggiungere Dio.

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