II DOMENICA D’AVVENTO

Il tempo di Avvento è definito tempo “forte” nel senso che va accolto con decisione in quanto è capace, ha la forza di rimetterci in rotta sulla strada da percorrere, quella attuale verso Natale, ovvero quella che ci permette di entrare dentro l’evento dell’Incarnazione, altrimenti quel momento arriverà, ma passerà sopra le nostre teste e i nostri cuori e purtroppo non ci toccherà minimamente, tutti presi dai nostri tempi e dai nostri momenti, destinati così a vivere una vita solitaria e schiava dei tempi e delle iniziative apparentemente scelte da noi, ma preparate da altri. Siamo abituati a pianificare il nostro tempo e le nostre esperienze a tal punto che ci sentiamo “padroni” nel gestire tutte le cose, ma intendiamoci: non siamo noi i protagonisti del Natale, è Dio; non illudiamoci nel pianificare tante cose in questo periodo, non siamo noi i protagonisti, è Dio. È Dio che viene incontro a noi, è sua l’iniziativa, lo fa per un amore viscerale verso di noi, lo fa per salvarci, lo fa per rendere la nostra vita significativa, in quanto senza di Lui la vita non è niente, è destinata a diventare come la pula, come paglia che, scartata, verrà bruciata. Questo messaggio non deve impaurirci, nel Natale l’oggetto della nostra attenzione è l’Incarnazione, è Dio che si muove verso di noi per raggiungerci con la forza del suo Spirito che trasforma anche noi, che ci purifica che ci abbraccia. Questo gesto Dio non lo compie per lasciarci indifferenti, ma lo fa per abilitarci a quella comunione e fraternità, che poi attraverso il Figlio insegnerà come nuovo stile nei rapporti fra le persone chiamate a superare i propri egoismi e i propri peccati. Emblematico risulta in questo contesto l’annuncio insistente di Giovanni il Battista che continua a ripeterci ciò che fa Dio e ciò che dobbiamo fare noi. Noi dobbiamo convertirci, non possiamo rimanere impassibili di fronte ad un evento unico; il Natale porta la consolazione dentro di noi affinché possiamo “avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù” e così far perdurare la gloria di Dio in mezzo all’umanità. Occorre che realizziamo quel poco di bene che ognuno può dare e può essere; sarà come una goccia d’acqua nell’oceano, ma sarà una goccia che ha un significato grande dentro di sé: porta Lui, porta Dio in ogni luogo che viviamo. Dio viene a consegnarci il suo sogno descritto nella prima lettura dal profeta Isaia; si tratta di una Parola che si avvera e che è fondamento della nostra speranza, continuiamo ad accoglierla e nel nostro piccolo, a viverla.
Don Giuliano
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