Commento al Vangelo di Don Giuliano: III DOMENICA D’AVVENTO

III DOMENICA D’AVVENTO

Il profeta Isaia invita ad esultare per le opere di Dio imminenti; cosa ci si può aspettare dal deserto o da una terra arida, niente diremo. Così non è per Dio che trasforma le cose e le situazioni intorno a noi, rende possibile l’impossibile. La profezia non è una illusione, si tratta di una parola pronunciata da Dio che Egli realizza per salvarci. I tempi e i modi di questi interventi li conosce Dio che si avvale dei profeti per preparare l’umanità a riceverli. Tutta l’attività profetica dell’antico testamento mirava all’attesa del Messia e richiamava continuamente il popolo a comportamenti esemplari e in obbedienza ai comandamenti. L’azione dei profeti non è stata facile, essi hanno dovuto sopportare rifiuti, condanne e frustrazioni nel parlare a nome di Dio. L’essere profeta è ruolo scomodo in quanto va incontro a interpretazioni e fraintendimenti che mettono in crisi il profeta stesso. Oggi l’esempio che il Vangelo ci propone è ancora una volta quello di Giovanni il Battista che, diversamente dalla presentazione di domenica scorsa, è assalito dal dubbio: quel Messia che verrà separerà il grano dalla paglia oppure farà altre cose? È Lui o non è Lui? La risposta di Gesù ricalca le parole del profeta Isaia pronunciate sette secoli prima (prima lettura). Giovanni era in attesa di opere diverse? E noi, cosa ci aspettiamo da Dio? Pur praticando la vita di chiesa delle volte può capitarci di essere assaliti dal dubbio riguardo all’operare di Dio verso l’umanità. Spesso ci facciamo una storia diversa da come vanno le cose; ebbene, è l’ora di mettere in gioco, di utilizzare quello spirito profetico dono del Battesimo per ricollocare le cose al posto giusto. Quanto utilizziamo il dono della profezia? Riusciamo a praticare questa missione comune oppure ci limitiamo a mantenere la propria posizione, fai da te, nella quale ci permettiamo di criticare lo stesso buon Dio? Dio non si ridimensiona, Dio è grandissimo di suo; anche Giovanni è grande, come dice Gesù, “fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”. Non rimandiamo il momento del nostro impegno per proclamare Dio in mezzo a noi, nei nostri cuori, nelle nostre vicende belle o brutte che siano, Dio è venuto e viene a trasformare le situazioni e i cuori, ma lo fa attraverso i profeti di oggi che siamo noi. Viviamo nell’attesa, nella pazienza e nella sopportazione delle difficoltà e delle incertezze (seconda lettura) presenti oggi e in ogni tempo. Non dobbiamo scandalizzarci di Dio laddove permangono ingiustizie, violenze, guerre e morte, dobbiamo piuttosto scandalizzarci della nostra indifferenza ed egoismo, dobbiamo scandalizzarci del nostro peccato, del fatto di non essere come dovremmo essere, impegnati nel proclamare ed essere profezia del Signore che continuamente viene e verrà. Dio non prepara uno scenario negativo, ma bello e buono in quanto viene fra noi, gioiamo di questo, rallegriamoci!

Don Giuliano

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑