IV DOMENICA D’AVVENTO

Dopo l’atto di fiducia di Maria, oggi è la volta di Giuseppe nell’accogliere la volontà di Dio, nel non ripudiare Maria come fosse un’adultera ma quale madre del bimbo concepito attraverso l’azione dello Spirito Santo destinato ad essere re e a portare la salvezza all’umanità. I passaggi del coinvolgimento di Giuseppe sono racchiusi in un sogno rivelatore della volontà di Dio. L’esperienza di Giuseppe ci comunica che anche noi facciamo parte del sogno di Dio, il quale ci desidera docili, teneri, misericordiosi come lo sarà Gesù nella sua vita terrena. L’angelo che parla a Giuseppe si esprime come nei confronti di Maria, con quella frase diretta al cuore: “non temere”. In forme più o meno suggestive anche noi siamo raggiunti e chiamati ad assecondare l’agire di Dio che si rivela a noi misteriosamente attraverso segnali seminati nel quotidiano. Il problema oggi sta nel fatto che nessuno sogna quel panorama esteso dell’intera umanità, tale da ottenere quella visione complessiva che riguarda il bene di tutti; spesso consideriamo sogni quelli che sono creati dalla nostra elaborazione mentale e che riguardano esclusivamente noi stessi, in uno spazio ristretto dove c’è posto solo per noi e non per la parola, in questo caso quella di Dio. Accogliendo il consiglio di Dio si inizia a scrivere con la nostra vita una storia che mai avremmo immaginato, costruita attraverso la creatività di Dio, quella capace di trasportarci e coinvolgerci oltre le nostre misure e i nostri ragionamenti, quella che ci manifesta sogni più belli e grandi dei nostri. Quante battute, quanto scherzo intorno alla figura e al ruolo di Giuseppe, quanto poco abbiamo approfondita la sua missione di padre putativo, un ruolo evangelicamente reso sacrosanto per tutti coloro che, pur non essendo biologicamente padri, lo sono nella sostanza e ciò che è meraviglioso, lo sono nel nome di Dio. A Giuseppe vengono affidate due creature da difendere da tutte quelle mentalità distruttive e malvagie che ancora oggi rubano i sogni della salvezza e che ancor peggio ci allontanano da Dio stesso, Lui che ha compiuto il suo passo per venirci a trovare continua ad essere rifiutato. Chi non tiene conto di quella mano protesa verso ciascuno di noi rischia di ritrovarsi nelle condizioni di quel re al quale non interessava niente di Dio; si trattava di Acaz (prima lettura) che non chiese nessun segno a causa del suo orgoglio che lo teneva lontano da Dio, ma nonostante tutto fu lanciata la grande profezia, basata su un segno preciso: la vergine concepirà e darà alla luce un figlio.
Don Giuliano
Lascia un commento