Commento al Vangelo di Don Giuliano: SACRA FAMIGLIA

SACRA FAMIGLIA

Celebriamo in questa domenica dopo il Natale la festa della Sacra Famiglia che per la sua collocazione liturgica rischiamo di non percepire ed assaporare come si dovrebbe. Infatti, nelle famiglie i figli trascorrono le loro vacanze scolastiche, i genitori lavorano con ritmi un po’ blandi in attesa del cenone di fine anno per poi rialzarsi storditi il primo giorno dell’anno nuovo saltando, in molti, a piè pari la grande solennità di S. Maria Madre di Dio. Alla fine, il bellissimo tema della famiglia si dissolve mentre siamo dediti ad altro e ci perdiamo una bella fetta di riflessione riguardo a tale tema, il più contingente che riguarda la nostra vita, il luogo privilegiato della nostra formazione umana. Si tratta della prima scuola di vita e tale dovrebbe esserlo anche in ordine alla fede dove si vive il nascere e crescere dei nostri sentimenti più sacri ricordati nel decalogo al quarto posto; in questo caso non si tratta della medaglia di legno, ma il primo comandamento che tratta le relazioni con il prossimo, e le prime relazioni riguardano i genitori, riguardano la famiglia.  Viviamo la vita nel complicarsi delle cose per cui anche le relazioni diventano difficili e complicate; soprattutto ci rendiamo conto di fare mille cose, mille esperienze e non riusciamo ad amare. Nell’amare ci sono tante sfaccettature, tante sfumature che spesso sorvoliamo, le viviamo come le feste natalizie: consumando. L’amore non si consuma e non consuma, l’amore fa crescere, aiuta a migliorarci; se non accade questo, significa che abbiamo perso la bellezza dell’amare. I brani che ascoltiamo oggi nella liturgia riguardano lo scritto del Siracide (22 secoli fa) sull’importanza dei buoni rapporti fra genitori e figli. Abbiamo poi il brano di San Paolo ai Colossesi che si sofferma sull’ incidenza della Parola di Dio nella famiglia affinché essa possa operare nel nome del Signore, seguendo i suoi insegnamenti che indicano l’amore reciproco tradotto in rispetto e obbedienza. Mentre il brano del vangelo ci riporta a subito dopo la nascita di Gesù, quando il piccolo nucleo familiare guidato da Giuseppe fu costretto a recarsi nella terra lontana di Egitto per fuggire dal pericoloso re Erode. Giuseppe diviene il custode di Maria e Gesù, segue le indicazioni avute nei sogni, compie quella volontà che proviene dall’alto e la realizza attraverso la fedeltà a quella Parola. Per seguire la Parola occorre ascoltarla e l’ambiente familiare è adatto allo scopo, non dobbiamo essere sordi. Oggi preghiamo perché le famiglie cristiane facciano di tutto per non estraniarsi e fuggire dalla Parola di Dio; facciamo bene a fuggire dall’Erode di oggi che continua a mietere vittime uccidendo la speranza e il futuro delle giovani generazioni, ma non ci dobbiamo allontanare dalla Parola fatta carne per noi. Nella famiglia ogni componente si senta oggi chiamato, come detto, dall’espressione di San Paolo: “scelti da Dio, santi e amati”; è difficile capire questo, ma è consolante sentirsi parte di una volontà di salvezza, rivestiti di carità nell’operare nel nome del Signore. Occorre più ascolto, occorre più obbedienza come indicato con la frase che riguarda la sottomissione, non fisica né morale, ma quella di Gesù ancora bambino nella casa di Nazaret verso i suoi genitori (Lc 2,51), una sottomissione di amore come celebrerà al termine della sua vita terrena.

Don Giuliano

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