II DOMENICA DOPO NATALE

Seconda domenica come seconda chance per non terminare le festività natalizie senza aver capito che cosa abbiamo celebrato, se un periodo di stordimento e di vacanza, o giorni di spensieratezza oppure il Natale, ma quello di Dio, di sua produzione se pur consegnato a noi. Così la liturgia ci ripropone il Vangelo del giorno di Natale ovvero il prologo del Vangelo di Giovanni, il grande discorso sul Logos, il Verbo che si è fatto carne. La costruzione è davvero grandiosa, replica tratti della creazione stessa quando fu distinta la luce dalle tenebre, qui adesso viene detto che la luce è paragonata alla vita dell’uomo e si tratta di una luce che vince le tenebre che comunque sono presenti e rappresentano un ostacolo alla vita stessa. Come nella nostra vita vediamo un alternarsi fra la notte e il giorno così anche la nostra esperienza umana è fatta di momenti alti e bassi, luminosi e bui. Solo accogliendo la luce possiamo vedere i riferimenti per agire e fare molte cose; solo accogliendo la luce di Dio possiamo renderci conto se percorriamo strade giuste o no. Il brano esprime una certa angoscia e tragicità riguardo a coloro che non accolgono la luce di Dio che li porta a non vedere e a non riconoscerlo nella propria vita. Questa circostanza crea smarrimento nell’uomo il quale rischia di perdersi, rischia di non incontrare Cristo, e quindi a negarsi la gioia del dono immenso di diventare figlio di Dio e di essere proiettato nella storia eterna di Dio. Le affermazioni si concentrano sulla non accoglienza del Figlio di Dio per il fatto di non averlo riconosciuto; ciò avviene ancora oggi quando evitiamo di cercare, quando ci interessiamo di altro, quando diffidiamo del bene che comunque vediamo intorno a noi, svolto da persone semplici attraverso gesti di bontà, di rispetto, di amore. Siamo o non siamo, come dovremmo essere, riflettori di luce? Nel discorso giovanneo viene citato il Battista e la sua missione che rimane tale anche per noi oggi, è la stessa: non siamo noi la luce ma siamo chiamati a dare testimonianza alla luce. Chiediamo a Dio il dono di quella sapienza, citata ampiamente nella prima lettura, simbolo anch’essa della Parola incarnata che ha preso dimora nel mondo, affinché ci aiuti a renderci conto a quale grande speranza noi siamo stati chiamati (seconda lettura), quale tesoro e di quale eredità siamo destinatari nel momento in cui accogliamo Dio nella nostra carne. L’apostolo afferma che siamo stati predestinati cioè, indirizzati verso la meta, chiamati a ricevere la benedizione finale in cielo. La gioia e la bellezza della vita consistono proprio nel camminare giorno dopo giorno verso la destinazione celeste, non cambiamo strada, andiamo avanti, consapevoli, grati, felici.
Don Giuliano
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