Commento al Vangelo di Don Giuliano: EPIFANIA DEL SIGNORE

EPIFANIA DEL SIGNORE

Oggi giorno della manifestazione del Signore Gesù avvenuta durante il Natale, il profeta Isaia invita ad alzarci e a rivestirci di una luce nuova, il riferimento ci porta alla luce della stella che viene scoperta e seguita dai Magi. Proprio i Magi oggi sono attori importanti del Vangelo: prendono in considerazione il passaggio della stella, comprendono che li guiderà ad un evento cielo/terra e si mettono in cammino, in ricerca; lo fanno scomodandosi e affrontando con impegno e decisione gli imprevisti che esso comporta, al contrario di coloro che restano indifferenti e non si muovono dalle proprie situazioni di benessere o di pigrizia. Ciò è occasione per riflettere sulla propria esistenza: se ricerchiamo il benessere sappiamo che questo ha una durata limitata nel tempo, anche se proseguisse per tutta la vita esso cesserebbe nel momento della nostra morte. Dato che la vita è una sola occorre distinguere bene ciò che è durevole da ciò che è temporaneo, gli aspetti materiali da quelli morali e spirituali. Per coloro che si fermano ai soli aspetti materiali si comprende il loro comportamento che li porta a sperimentare una gioia solo effimera e ce ne dispiace perché non vedono oltre. Per gli altri ricercatori del senso esistenziale e spirituale della vita, conosciamo quanto sia faticoso tale cammino, quante insidie si incontrano per la strada, ma una volta scoperto il senso e fine ultimo della nostra esistenza, rivelato da Cristo e dall’azione dello Spirito, possiamo vivere in modo più rassicurato, affrontando le difficoltà della vita con una speranza nuova e illimitata. Per i Magi il riconoscimento del Figlio di Dio viene sottolineato con i doni che essi offrono: sono l’oro per riconoscere la regalità di quel bambino, che Erode tentò di combattere ed eliminare. I Magi si inginocchiano di fronte a quel bambino che eserciterà un potere più grande di quello di Erode e degli Erode del giorno d’oggi, non con le armi di distruzione, ma con la forza dell’amore. Usiamo di più quest’arma per combattere il male. Riconoscere la regalità di Gesù richiede di ridimensionare quella che pensiamo sia solo nostra e indirizzare le nostre attenzioni verso di Lui e non verso di noi. Per questo occorre semplicità e umiltà, la stessa che Dio ha usato per nascere fra noi come ci ricorda Sant’Agostino “la superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l’umiltà divina” (Disc. 188). Altro dono l’incenso, per riconoscere la natura divina di quel bambino da ossequiare e ringraziare con la preghiera come diceva Papa Francesco: “come l’incenso per profumare deve bruciare, così per la preghiera occorre “bruciare” un po’ di tempo” (6/01/2019). Infine, la mirra, per accogliere l’incarnazione, il diventare carne, il diventare uomo da parte di Dio, e anche prefigurazione del sacrificio e della morte di Gesù. L’incontro con Il Signore ci spinge sempre a cambiare strada come ai Magi fu suggerito per non cadere in quei circoli mondani e viziosi e soprattutto sterili che ingannano facilmente l’essere umano. Il Signore lo troviamo in luoghi semplici, alla portata di tutti coloro che desiderano trovarlo. Non possiamo oggi non gioire: siamo già rivestiti di quella luce ricevuta nel battesimo, evento della Pasqua di cui oggi ne viene proclamato il giorno e nella cui notte sentiremo che quella stella, quella luce è Cristo, “stella che non conosce tramonto” come recita l’exultet.

Don Giuliano

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