Commento al Vangelo di Don Giuliano: BATTESIMO DEL SIGNORE

BATTESIMO DEL SIGNORE

Oggi liturgicamente termina il tempo del Natale e lo termina, nel Vangelo, con un salto cronologico molto ampio di circa trent’anni: dalla capanna di Betlemme ci ritroviamo sulle rive del fiume Giordano dove inizia l’azione pubblica di Gesù. Il profeta Isaia che aveva preannunciato attraverso i suoi scritti la venuta del Messia oggi ne traccia la sua fisionomia e il suo modus operandi. Nel cosiddetto primo canto del servo, quello di oggi, si legge che egli “chiamato per la giustizia” verrà a proclamare la liberazione dei prigionieri e ad aprire gli occhi ai ciechi. Questi passaggi li usò Gesù in risposta ai discepoli di Giovanni, il quale chiedeva prove certe se fosse lui il Messia. La seconda lettura tratta dagli atti degli apostoli riporta il discorso di Pietro, nella casa del centurione Cornelio (pagano romano, non ebreo), persona religiosa che si rivolgeva a Dio e praticava l’elemosina; dopo il suo discorso discese lo Spirito Santo sui presenti che poi vennero battezzati. Nel Vangelo viene presentato il battesimo del Signore, preceduto da una importante affermazione di Gesù nei confronti di Giovanni, il quale riteneva più giusto essere lui battezzato da Gesù. Gesù rispose “conviene che adempiamo ogni giustizia”. Anche a noi umanamente sembra giusto che Giovanni doveva essere battezzato da Gesù, ma qui abbiamo una rivelazione importante circa la giustizia divina che è una giustizia perfetta, basata sull’amore, la misericordia e il perdono. Benché l’uomo si impegni a praticare la giustizia, non potrà eguagliare mai quella di Dio. Non stiamo qui trattando di una giustizia come siamo soliti assistere nei tribunali: la giustizia di Dio riguarda il raggiungere tutti con l’atteggiamento del suo amore, della sua salvezza. La giustizia, che è venuta a realizzare Gesù attraverso la sua spoliazione e umiltà, consiste nel risanare tutti coloro che stanno sotto l’azione del diavolo, senza fare preferenze di persone (seconda lettura). L’umanità viveva e vive nell’ingiustizia, in quanto è sottoposta all’azione del male che ci porta a peccare; il peccato ci arreca l’ingiustizia più grave in quanto ci priva di quella bellezza originaria acquisita nel diventare figli di Dio nel battesimo. Il peccato, quindi, opera con la conseguenza dell’abbrutimento e dell’allontanamento da Dio. Anche noi, in qualità di battezzati e quindi figli adottivi di Dio abbiamo il compito di combattere contro ogni ingiustizia, materiale e spirituale e fare in modo che tutti si sentano raggiunti dall’amore di Dio. Oggi, tutti immersi nelle acque del Giordano accogliamo l’invito del Padre che ci invita, ci consiglia, ci ordina per il nostro bene di ascoltare ciò che dirà Gesù; noi lo sappiamo, lo conosciamo già, il cielo è ancora aperto, lo Spirito ancora agisce perché ognuno di noi avverta la vicinanza di Dio che ci raggiunge nelle nostre miserie e nel nostro peccato. Come Dio, anche noi non chiudiamoci, ma apriamoci alla bellezza del suo amore.

Don Giuliano

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