LA CONFESSIONE

La confessione non è una chiacchierata con un amico, non è uno spazio dove mettersi in mostra, raccontando i peccati degli altri, non è una seduta gratuita da uno psicologo e non è nemmeno un momento di direzione spirituale.
È un sacro e salvifico lavacro. È un atto preciso, sacramentale, nel quale si entra dopo un serio esame di coscienza per accusare se stessi davanti a Dio. Va fatta in ginocchio.

I peccati vanno confessati nella specie, nel numero e nelle circostanze, come insegna il Catechismo, perché la confessione non è un racconto, ma un atto di verità e di giustizia spirituale. Tutto ciò che riguarda il cammino personale, le ferite interiori, le dinamiche dell’anima e la crescita nella vita spirituale appartiene a un altro ambito: quello della direzione spirituale.

Il confessionale non è il luogo adatto alla direzione, anche per una ragione molto concreta: il sacerdote è obbligato dal sigillo sacramentale a dimenticare ciò che ha ascoltato. Non può farne memoria, non può usarlo, non può basarvi un cammino continuativo. La direzione spirituale, invece, richiede memoria, continuità e conoscenza profonda della persona.

Per questo, nella tradizione della Chiesa, confessione e direzione sono sempre state distinte. Molti santi avevano un confessore e un direttore spirituale che spesso non coincidevano. La confessione serve per essere lavati, la direzione per essere guidati. Confondere i due piani indebolisce entrambi.

Roberto Bonaventura

Un pensiero riguardo “LA CONFESSIONE

Aggiungi il tuo

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑