III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Questa domenica è dedicata all’importanza della Parola di Dio; a tale Parola è associata la luce (vedi la citazione del profeta Isaia – prima lettura – riportata nel Vangelo) così da evidenziare il fatto che la Parola di Dio illumina la vita dell’uomo dirada nebbie e tenebre. La Parola di Dio ci invita all’ascolto e ci unisce nell’ascolto. La Parola smuove l’uomo dal proprio torpore, lo invita a percorrere una strada non incerta, ma concentrata nel seguire Gesù. E se il tema della conversione è il primo trattato da Gesù, il secondo riguarda la sequela, la chiamata. La chiamata in questo caso si riferisce all’apostolato in senso ampio, come chiamata universale per sperimentare nella propria vita la comunione di Dio e individuare il proprio ruolo finalizzato alla missione di salvezza. Non possiamo pensare che la chiamata a seguire Gesù riguardi solo il clero, ma tutto il popolo di Dio. Dal modo di individuare i primi discepoli impariamo da Gesù che ogni luogo, ma soprattutto i luoghi che frequentiamo, sono tutti adatti per ricevere la sua chiamata, come il luogo di lavoro che è già luogo di impegno, di responsabilità, di relazione. Gesù viene a cercarci lì, non dobbiamo pensare che la chiamata si verifica solo nel momento in cui entriamo in una chiesa dove certamente risuonerà l’annuncio della Parola, ma Dio chiama nei luoghi e nei tempi stabiliti dalla sua volontà. Nel caso del Vangelo la location fu la zona di Cafarnao dove vigeva una certa confusione; in quel caos e in quella zona d’ombra fu portata la luce nella presenza rassicurante di Gesù. La conversione non riguarda l’andare chissà dove, ma un accogliere dentro un invito teso a distoglierci da abitudini stagnanti, così come non consiste nel fare sforzi sovrumani, ma nell’agire con piccoli gesti, piccole attenzioni che rifocillano il cuore appesantito da tante tensioni e problemi. Seguire Gesù non significa abbandonare gli altri, al contrario, avvertire maggiormente la propria responsabilità verso gli altri facendo in modo che essi partecipino la realtà del regno di Dio. Possiamo aggiungere che anche le nostre situazioni materiali o le nostre sicurezze diventano subordinate, relative al seguire il Signore; ciò che conta è il fatto che ciò che facciamo lo facciamo insieme al Signore. Non si tratta di lasciare tutto nel senso di perdere tutto (per il credente Dio è il tutto), ma dargli un ordine d’importanza partendo da Dio, non anteponendo niente a Dio. Per tutti esercitare il ministero di pescatori di uomini non significa intrappolare le persone dentro una rete o una gabbia, ma liberarle dalle situazioni che allontanano da Dio. Per questo motivo, Gesù nello scegliere un gruppo di persone, ci insegna pure che il ruolo della sequela non è solo lasciato ai singoli, ma comprende anche la dimensione comunitaria che ci aiuta e ci da coraggio per compiere i propri compiti nella corresponsabilità.
Don Giuliano
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