Commento al Vangelo di Don Giuliano: IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chissà quante definizioni umane esistono della parola “beatitudine”, che può equivalere alle parole felicità, gioia, e tante altre parole che esprimono il benessere e la realizzazione della propria vita. Gesù declina la beatitudine in tante forme che mettono in evidenza la semplicità, la pace, la mitezza, l’umiltà, la misericordia, la giustizia e perfino la persecuzione. La pagina delle beatitudini, il discorso della montagna non è una bella poesia è molto di più, descrive l’essenza di una pienezza in divenire, quella che dovremmo ricercare e vivere permanentemente nella nostra vita. Ripeto, non si tratta di una poesia, ma nemmeno di un elenco di illusioni, si tratta di una verità pronunciata da Gesù che ribalta le cosiddette beatitudini umane: la beatitudine è Dio stesso del quale abbiamo la possibilità di conoscere attraverso l’ascolto e nel mettere in pratica la sua Parola (Lc 11,28). È il partecipare alla cena dell’Agnello, nella Messa (Ap 19,9), è il credere basato sulla fiducia nella Resurrezione (Gv 20,29). La beatitudine è quindi il sentirsi legati e uniti al Signore in modo profondo, fortissimo, indissolubile. Il Signore non ha solamente proclamato le beatitudini, ma le ha testimoniate donando sé stesso a tutti: nel backstage delle beatitudini incontriamo infatti la sua crocifissione, la sua morte. Le beatitudini, quindi non escludono la sofferenza, ma essa è sempre accompagnata dalla presenza di Dio; non approfondire questo ci porta a vivere quell’atteggiamento di non ascolto al quale segue l’indifferenza e la sfiducia. Lo strumento per riproclamare oggi le beatitudini è la propria testimonianza di vita cristiana. Come si fa a seminare nel profondo del cuore delle persone un messaggio così rivoluzionario in una società dove il soggettivismo e il consumismo ostacolano la trasmissione di valori verso le future generazioni? Dobbiamo come singoli, famiglie e comunità rivitalizzare la comunicazione generazionale, altrimenti oggi del discorso della montagna non ne sentiremo nemmeno l’eco perché surclassato da troppe altre voci. Gesù ha pronunciato e indirizzato la condizione di beatitudine verso chi si poneva in ascolto, verso chi cercava il senso di sé stesso, verso coloro che erano e si sentivano piccoli di fronte alla grandezza della vita. Le beatitudini affermano i tratti distintivi dei cristiani come uomini della gioia e testimoni di un mondo nuovo, di un mondo che spesso è destinato a ricominciare daccapo la sua storia, magari da piccole comunità come quelle descritte nella prima lettura definite “resto d’Israele”. Il Signore ricostruisce il suo popolo, la sua Chiesa, insieme ai poveri in spirito e ai miti, non basandosi sulla forza, ma sulla fiducia, ribaltando i criteri di forza ai quali siamo abituati; Egli sceglie ciò che nel mondo è stolto e debole (seconda lettura) per “ridurre al nulla le cose che sono” perché nessuno possa vantarsi, ma “chi si vanta si vanti nel Signore”. Fai l’elenco delle cose che vorresti perché pensi di esserne privo, ma ricordati che se non hai Dio, ti manca tutto.

Don Giuliano

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