V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Nelle parole di Isaia siamo richiamati a non dissociare il nostro culto dagli impegni che esso comporta come fare gesti di bene verso i bisognosi. La Parola di Dio ci richiama sempre a praticare comportamenti retti e leali non solo per farci sentire in pace con noi stessi, ma per rendere visibile a coloro che ci osservano la nostra coerenza. Quando ci sentiamo deboli o incapaci riguardo la missione di annunciare il Vangelo, Dio ci sostiene come ha fatto nei confronti di San Paolo, il quale nel breve brano che ascoltiamo oggi, egli riconosce l’aiuto e la potenza dello Spirito. San Paolo ammette la sua debolezza come luogo in cui Dio rivela la sua forza così da testimoniare in modo visibile la sua fede; anche noi siamo chiamati a rendere testimonianza della nostra fede nel contesto di un mondo che appare sempre più avvolto dall’oscurità. A tale motivo Gesù parla della luce, che non dobbiamo sforzarci di cercare, come dice ai discepoli, già l’abbiamo, anzi, già siamo luce, grazie a Dio. Dopo il discorso delle beatitudini, Gesù prosegue l’approfondimento della condizione dell’uomo raggiunto dalla grazia. Siamo luce perché abitati dalla luce, quella di Dio, e siamo pure sale della terra. L’esempio del sale è semplice, esso dà sapore agli alimenti, così come la buona condotta del discepolo di Gesù dà sapore ai gesti e alla vita; per fare ciò occorre che il sale si sciolga, si distribuisca e si dissolva negli elementi a lui vicini. Gesù ha fatto così nei confronti dell’umanità si è donato a tutti; un esempio che ci induce e ci sostiene nel non tirarci indietro di fronte ai bisogni del prossimo, soprattutto quelli spirituali che emergono meno di altri perché sono meno visibili, sono quelli che scorgiamo negli atteggiamenti delle persone mortificate e tristi oppure apparentemente vive, ma insipide, senza sapore, senza spessore e pertanto come dice il Vangelo destinate a perdersi. Dio cede generosamente il suo sapore, ma l’uomo purtroppo non sempre lo accoglie e non accogliendolo prosegue la sua esistenza calpestandola, offendendola, sprecandola. Impegniamoci ad assimilare il sapore di Dio affinché la nostra vita non si corrompa e si distrugga ma possa far giungere a tutti l’amore di Dio. Tale azione va resa visibile; siamo luce dice il Signore e la luce serve per illuminare, compito questo ereditato dal battesimo. Non dobbiamo ostentare le nostre buone opere per omaggiare noi stessi, si tratterebbe di egoismo, di autoreferenzialità, ma per riflettere una luce, quella di Dio che ci attraversa e ci rende luce per poter ammirare e gioire la gloria di Dio. Non possiamo tenere la nostra fede nascosta, serve a dare forma al bene, alla carità, alla misericordia di Dio. Non dobbiamo utilizzare la luce per illuminare noi stessi tanto da attirare l’attenzione su di noi, ma verso Dio; dico questo perché siamo affascinati nel vivere un certo protagonismo e narcisismo, succede nelle comunità, nella chiesa e nel mondo. Questo è proprio il caso in cui si fa presto a ricadere nel buio e diventare insipidi. Al contrario accogliamo l’essere sale e luce per vivere responsabilmente e visibilmente la fede, e nel condividerla, servire ed amare nel nome di Dio.
Don Giuliano
L’amore é la chiave che apre le porte del paradiso. Vi auguro una splendida giornata.
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