QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA.

Prosegue il cammino quaresimale attraverso letture che sottolineano l’importanza del battesimo; come il precedente incontro con la samaritana (l’acqua viva), anche l’incontro di Gesù con il cieco nato (la luce) è paradigmatico per il nostro cammino di fede verso la Pasqua. Pur essendo praticanti non possiamo avere la presunzione di essere credenti al cento per cento, né definirci arrivati nella fede, ma in continuo cammino. Il brano di oggi, molto ricco, è infatti costruito su due livelli principali. Mentre il cieco nato, che Gesù guarisce “affinché siano manifestate in lui le opere di Dio”, acquista la vista e non solo, i farisei, nell’affermare il loro presunto vedere, dato l’ascolto della sola legge di Mosè, sprofondano nella loro cecità. Il giungere alla fede comporta l’impegno di un cammino graduale verso la luce, altrimenti si rimane nel buio. Non possiamo accontentarci o stabilizzarci nella fede, occorre crescere in essa e portare frutti, comportandoci “come figli della luce…il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (seconda lettura). Spesso quando ci arrocchiamo nelle nostre presunte posizioni di fede rischiamo di irrigidirci e di fermarci e non fare alcun progresso verso Dio. La ricchezza del brano non ci consente di analizzare tutto, ma prima di arrivare al culmine dell’incontro fra il cieco (guarito) e il Signore, sono interessanti anche tutti i dialoghi centrali dove sono coinvolti i genitori, il cieco guarito e tutti quanti. Tali passaggi mettono in luce, con una certa ironia giovannea, che di fronte all’evidenza di un grande miracolo, pur di salvare le proprie deboli convinzioni si perde il senso della misura, delle cose, dei rapporti. È evidente che i genitori vengono meno ai loro doveri, ma soprattutto al loro affetto e legame con il figlio, chiediamocelo: per paura di essere giudicati? Oppure per essere espulsi dalla sinagoga e tagliati fuori dalle relazioni di quella società? Questo atteggiamento ci rimanda alle situazioni di oggi, quando i genitori vengono meno al compito ricevuto nel battesimo dei propri figli, quello di mantenere viva la fiamma della fede simboleggiata dalla luce della candela posta nelle loro mani. Non si comportano così alcuni genitori nell’affermare la loro vicinanza, custodia e cura verso i figli nella preparazione ai sacramenti e poi, ricevuta la Cresima, si liberano di questa responsabilità? È proprio quello il momento più bello dove possono favorire lo sbocciare di vite belle e luminose come il sole e invece coprono i volti dei loro figli adolescenti, come si coprono le persone defunte durante le esequie, dimenticando per sempre l’invito alla vita affermato oggi da San Paolo: “svegliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà”. Impegniamoci a fuggire da quella mentalità che costruisce intorno a sé un mondo artificiale fatto di sola immagine e apparenza prendendo in giro tutti, ma soprattutto se stessi, vivendo la propria vita senza conoscere sé stessi e non incontrando Dio dentro di noi. Dio, ci ricorda la prima lettura, non guarda l’apparenza, guarda la verità del nostro cuore. E al culmine del vangelo di oggi il Signore ci chiede anche a noi, come al cieco guarito: “credi nel Figlio dell’uomo”? “Credo, Signore”. Con tutte le difficoltà che possiamo avere, questa è la bella risposta non solo verso il Signore, ma verso noi stessi, noi illuminati e battezzati in Cristo Gesù.
Don Giuliano
Lascia un commento