Commento al Vangelo di Don Giuliano: QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA.

QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA

Il percorso quaresimale ci sta accompagnando gradualmente alla Pasqua come metafora della nostra vita. Tutti gli incontri diretti del Signore, ascoltati in questa quaresima, hanno portato insegnamenti: dall’incontro con il tentatore abbiamo imparato a fidarci solo di Dio; dall’esperienza del monte della trasfigurazione che il volto di Gesù si cela in tutti coloro che operano il bene; dall’incontro con la samaritana, l’impegno nel ricercare ciò che disseta veramente e dà senso alla propria vita; dall’incontro con il cieco quello di riconoscere che se c’è qualcuno che ci indica la giusta via da seguire, questi è Gesù. Prima di immergerci nella Settimana Santa viviamo insieme il ricordo del grande miracolo di Gesù: la resurrezione di Lazzaro, uno delle tre resurrezioni ricordate nei Vangeli. La costruzione del brano evangelico è dell’evangelista Giovanni. L’indugiare di Gesù nel recarsi a Betania è strumentale a tutta la vicenda, Egli giungerà quando Lazzaro, già morto, è nel sepolcro. Il sepolcro pone il sigillo alla propria esistenza, è considerato luogo del non ritorno, ma non per Colui che difende fino in fondo la nostra vita. Aleggia nell’ansia delle sorelle e delle persone una specie di paura che serpeggia anche tra i discepoli: i tempi cominciano ad essere maturi e le parole di Tommaso sono chiare, “andiamo anche noi a morire con lui”. La paura, come sappiamo, toccherà anche Gesù, ma Egli risponderà come ognuno di noi dovrebbe rispondere, con la fiducia e con l’amore. Il sepolcro di Lazzaro era chiuso da una pietra; ci sono pietre che chiudono le tombe di uomini morti e altre che chiudono quelle di uomini apparentemente vivi, che non vivono affatto perché morti nello spirito. Non facciamo della nostra vita una gabbia, una prigione, una tomba …. Chiediamoci: siamo vivi o siamo cadaveri? Lazzaro viene chiamato da Gesù: “vieni fuori”. Questa frase ci raggiunge nella nostra profondità laddove sappiamo essere sepolti dai pesi dei nostri sbagli errori, fallimenti. Gesù ci chiama per stare accanto a Lui, per dare senso al nostro tempo, alla nostra storia. Riecheggiano le parole della prima lettura che riguarda la visione del profeta Ezechiele: “Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe… Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri”. Siamo anche noi prigionieri ma non lo vogliamo credere, pensiamo di cavalcare le onde dei nostri successi, ma spesso scaviamo le nostre fosse.Dato che nella maggior parte dei miracoli c’è sempre un coinvolgimento di qualcuno; qui il coinvolgimento è quello di Marta e Maria, soprattutto di Marta che dopo l’affermazione rivelativa di Gesù (“io sono la resurrezione e la vita….”) risponde alla domanda decisiva: “Credi questo?” E come il cieco, Marta risponde: “Si, o Signore, io credo”. Il credere in Dio non può essere mai dissociato dall’amore; pertanto, se vogliamo una riprova del nostro credere dobbiamo misurarci con l’amore, la carità e la capacità di perdonare ai nostri fratelli.

Don Giuliano

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑