Commento al Vangelo di Don Giuliano: Settimana Santa 2026

SETTIMANA SANTA 2026

Siamo giunti come ogni anno alla Settimana Santa che ripropone la Passione del Signore per poi culminare con la sua Resurrezione. Non si tratta del solo evento storico, ma di un evento universale di salvezza, l’evento centrale della nostra fede, che per chi si lascia coinvolgere trasforma gli orizzonti di vista e di pensiero di ogni vita. In questa settimana c’è la forte comunicazione di Dio che dice quanto Egli ci ama e quanto noi non siamo degni di un amore così grande, preferendo cose che a riguardo sono spicciole e addirittura insignificanti. Talvolta siamo caduti in affermazioni banali riguardo alla poca partecipazione dei fedeli o dei cristiani alla vita della chiesa, che passa dalle parrocchie, dicendo che le Messe, le preghiere e i riti sono attività poco attrattive e quindi non si scelgono volentieri rispetto ad altro che il mondo propone. Così anche la fede, sicuramente poca, che abbiamo, la viviamo ai margini, in lontananza dal centro vitale (seppur si parla di passione e morte di Gesù) e continuiamo a stare a distanza dal Calvario, pensando che ciò che è accaduto a Gesù, sia uno spettacolo da guardare e non una storia in cui entrare con la nostra vita. La morte di Gesù, invece, ci riguarda perché ci riguarda la vita che Egli ci ha dato, già segno del suo amore; ci ha indicato la strada della sua Passione perché le sofferenze che siamo prima o poi costretti ad affrontare contengono forza e speranza e soprattutto la vicinanza di Dio. L’ascolto dei brani della Passione, proclamati la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo non sono da seguire come un atto teatrale in cui il coinvolgimento dei sentimenti è un momento passeggero, ma sono da interiorizzare, sono da acquisire e portare dentro il cuore in modo permanente, tali da costituire un continuo richiamo alla nostra fedeltà verso il Signore e responsabilità verso il mondo. Infatti, lo sguardo di Gesù è stato indirizzato verso il Padre e verso l’umanità, e la croce è stata il luogo della comunione fra creatore e creature, fra Padre e figli, fra cielo e terra. Ciò ricorda a tutti che il cuore di ogni dolore è stato raggiunto e toccato da Dio e costituisce ancora oggi il “mistero” non indagabile perché insondabile di quell’amore che va oltre la morte e che Dio ha provato per parteciparlo a noi. Che la partecipazione alla grande liturgia di questa settimana ci aiuti a comprendere quanto sia immenso e infinito l’amore che Dio ha nei nostri confronti e quanto abbiamo bisogno di accoglierlo e viverlo.

Don Giuliano

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