Commento al Vangelo di Don Giuliano: II DOMENICA DI PASQUA

II DOMENICA DI PASQUA

Quella offerta dalla Parola di Dio oggi è una occasione per sottolineare l’importanza della vita della comunità. La comunità è luogo irrinunciabile per il cammino e la crescita della propria fede. Il brano in cui si parla dell’incredulità di Tommaso nei confronti della resurrezione non va utilizzato per convalidare la difficoltà e delle volte anche la rinuncia dell’impegno cristiano, oppure per limitarsi a dire che il non vedere è un ostacolo alla fede. La vicenda di Tommaso ci parla dell’importanza della nostra partecipazione alla vita della comunità, il non partecipare, purtroppo, crea quelle difficoltà, o almeno le aumenta riguardo alla propria crescita nella fede. È plausibile vi sia da parte di ognuno la difficoltà riguardo il credere la resurrezione, ma sicuramente questo è generato dall’approccio sbagliato con il quale ci si confronta con tale evento. La resurrezione, infatti, è talmente aldilà sia della nostra esperienza, sia della nostra comprensione, per cui occorre davvero l’aiuto dall’alto, l’aiuto dello Spirito che non spiega, ma dona la vita nuova, rigenerata, che dalla resurrezione scaturisce (seconda lettura). Per cui non servono salti pindarici o l’addentrarsi in discussioni ultra-teologiche con l’intento di convalidarla da parte nostra; noi dobbiamo solo accoglierla come dono che riempie di gioia, la gioia di sentirsi amati da Dio. Comunque questo non esclude prove e difficoltà che come singoli e comunità dobbiamo affrontare. Lo stare lontani dalla vita comunitaria non aiuta a credere il Signore risorto e anche noi risorti con Lui. La vicenda di Tommaso ce lo rappresenta: il giorno di Pasqua lui non era presente all’incontro con il risorto. Le porte chiuse del cenacolo in cui appare il Signore risorto rappresentano le nostre chiusure e diffidenze, circostanza che il Signore supera; anche se siamo chiusi questo non ci esclude dalla sua visita. La chiusura nei confronti di Dio non è dettata oggi dalla paura, ma dall’indifferenza, un esplicito disinteresse nei suoi confronti; per cui chi non vive la comunità si estranea sempre più da essa e anche da quella gioia e comunione di cui la comunità ne è luogo primario. Tommaso: come fare a non credere alle parole di altri tuoi compagni e fratelli, convinti profondamente del messaggio che ti avevano comunicato? Questa domanda per dirci quanto sia difficile credere ad una esperienza comunicata con le sole parole e ancora non condivisa insieme. Quando questo accadde? La settimana successiva. Nel cenacolo c’era anche Tommaso e Gesù si mostrò a lui pacato e delicato, senza mortificare quel discepolo che di lì a poco avrebbe pronunciato il suo atto di fede: “Mio Signore e mio Dio”, culmine cristologico del Vangelo giovanneo. Questo Vangelo ci coinvolge in quanto siamo dentro la beatitudine dichiarata da Gesù: “beati quelli che non hanno visto….” In realtà non siamo ciechi e le cose le vediamo, ma vanno come scannerizzate, approfondite, meditate e anche pregate. È sempre e comunque importante se non necessario vivere la comunità, vivere in comunità, essere comunità. Non riusciremo, chi lo sa, a vivere le condizioni descritte nella prima lettura di oggi riguardo la prima comunità cristiana, ma ogni sforzo, ogni atto di carità, porta come conseguenza la comunione di beni materiali e spirituali che danno senso alla nostra vita e ci donano “la vita nel suo nome”, (ultime frasi del vangelo di oggi), per cui, non fermiamoci, partecipiamo attivamente la comunità. 

Don Giuliano

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