Commento al Vangelo di Don Giuliano – Domenica 14 Giugno

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Qualcuno giudica questa solennità un doppione del Giovedì Santo dato che ci soffermiamo e riflettiamo nuovamente sull’Eucarestia; in parte lo è, ma non nel senso di un “doppione”. Ogni domenica non possiamo non riflettere e non soffermarci su questo grande “Mistero”, che ancora continua a scandalizzarci, perché qui non si adoperano parole struggenti e sdolcinate, ma si parla di carne, sangue, dolore, sofferenza e di morte; si parla di mangiare e di bere, di favorire una contaminazione, realizzare una fusione di corpi, di umano e di divino. Giovanni nel suo Vangelo pesta molto l’acceleratore sul significato dell’incarnazione; parte dal lì perché è lì il punto di contatto che ritroviamo nell’esperienza eucaristica, per non citare altri brani come il discorso sacerdotale o il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, la passione, insomma, entrare dentro l’opera dello Spirito Santo, rimanerne coinvolti perché mutati e trasformati. Tale trasformazione è continua nel cristiano che si affida così ad una libertà-dipendenza nei confronti dell’Eucarestia, Corpo e Sangue di Cristo, donato, versato non idealmente, non astrattamente, ma in quella che è stata l’esperienza della croce e ad oggi continua nell’esperienza delle croci. Concetti, pensieri difficili da capire, da accogliere? Certo che si; se si considerano solo procedimenti intellettuali è facile incartarsi in elucubrazioni e attorcigliamenti razionali, ma se si entra dentro la carne, dentro la vita come ha fatto Cristo, allora sarà possibile comprendere: alla nostra umanità è data la possibilità di incontrare Dio. Egli non è entrato nel mondo con discorsi e ragionamenti e frasi fatte, è entrato nel mondo con la sua “vita”, si è creato un corpo è entrato nell’umanità, non con le fattezze di un supereroe, ma come l’ultimo degli ultimi, rinnovando la vita e l’esistenza di ogni persona, ricreandola e dandole la possibilità di ricongiungersi al proprio creatore in questa vita verso quella eterna. La bellezza della nostra fede sta proprio in questo “far entrare” Dio dentro la nostra vita; Dio ha annullato tutte le distanze diventando nutrimento, ma se di questo nutrimento noi non ci cibiamo, se verso questo corpo e sangue non indirizziamo l’attenzione, beh, allora la solitudine ci abiterà (in tutti i sensi) e con essa la morte. La vita è dura da affrontare, un po’ per tutti, non è vero che chi ha certi beni si salva, forse vivrà un po’ meglio di altri, ma non servirà a niente. In gioco c’è il jackpot, c’è tutto, c’è la salvezza a meno che questa non interessi (cecità assoluta); occorre partecipare e fidarsi pur di attraversare i deserti che la vita ci riserva (prima lettura). La condizione bella che andiamo a creare cibandoci dell’Eucarestia è quella di rimanere nella comunione con il Padre e nella comunione con il prossimo. Qui vorrei fare un ulteriore approfondimento. Guardate – ma parlo prima per me – non bisogna dare per scontata la comunione con Dio se non viviamo la comunione con il prossimo. Valgono le parole “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede“ (1 Gv 4, 20). Partecipiamo la Messa con questa duplice intenzione che il comandamento dell’amore unifica. Il contesto delle separazioni familiari, quelle provenienti dal mondo del lavoro, quelle all’interno delle amicizie non superficiali; ebbene sta lì il banco di prova. Occorre spostare la visuale dal noi onnipotenti, verso Dio che sta con noi, perché verso Dio possano volgersi gli occhi di tutti. Dopo una mezz’ora dove parlo del più e del meno con qualcuno che incontro fuori dalla parrocchia e comincio a dimostrare che quegli argomenti non mi interessano o magari talvolta essendo irriverenti nei confronti della chiesa mi irritano, provo a gettare il sassolino riguardo a qualcosa di “Altro” a ciò che pesa di più, che ha valore e che vale l’impegno di parlarne, noto il disagio comprensibile delle persone e allo stesso tempo il crearsi di interrogativi sul fatto che esista davvero qualcosa che è più fondamentale delle superficialità sulle quali ci intratteniamo. La scelta di alcuni secoli fa di istituire la domenica del Corpus Domini voleva riportare in strada quella Presenza spesso ignorata o dimenticata; anche noi, oggi, sforziamoci di rendere visibile il Signore affinché siano vinte tutte le divisioni e le distanze e si possa davvero vivere la vita nella sua pienezza.

Don Giuliano

Corpus Domini: giovedì la Messa e l'Adorazione – Chiesa di Bologna

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