Commento al Vangelo di Don Giuliano – Domenica 21 Giugno

XII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Non sono assenti nella storia, anche quella attuale in vari luoghi del mondo, vicende terribili di violenze e uccisioni causate dal professare e appartenere ad una religione che contrasta certi poteri o comportamenti. Nell’esperienza del cristiano può capitare di essere ostacolato o addirittura deriso, accusato, condannato. Se nella società che viviamo non parliamo di condanne o di morte si può invece parlare di indifferenza ed emarginazione. Ancora oggi come ai tempi di Geremia, (prima lettura) i credenti subiscono giudizi errati che generano paure, insicurezze o peggio contribuiscono a distogliere la mente e l’anima dell’uomo da Dio. La forza di Geremia si fondava nella sicurezza dell’aiuto di Dio sopportando così le umiliazioni dei prepotenti e dei malvagi. La fiducia in Dio lo aiutò nei momenti di smarrimento e dolore. Anche nel Vangelo siamo indirizzati verso un atteggiamento di fiducia che è portatore di luce in un mondo di tenebre dove sembra primeggiare l’odio, la violenza e l’inganno. La luce di Dio rivela la verità delle cose e degli uomini svelando ipocrisie e falsità. Il testo di questo Vangelo non ammette scappatoie ha un linguaggio duro di condanna nei confronti di chi tradisce la fedeltà e la volontà del Signore. Per questo motivo riguardo la persona c’è una sorta di scissione fra corpo e anima: il primo va rispettato come dono e strumento per amare, la sua distruzione e morte non devono preoccuparci. Ci deve invece preoccupare la morte dell’anima a seguito di tutto il disinteresse mostrato verso Dio. Comprendiamo quindi che la missione del cristiano è quella di testimoniare la vicinanza di Dio “il Signore è a mio fianco come un prode valoroso….” (Ger 20,11) per poi indirizzare le persone a non escludere Dio dalla propria vita. Di una certa forza l’affermazione al versetto 32 del Vangelo: “chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio”; parole dirette che vanno lette in funzione di quella che è la missione evangelizzatrice verso ogni persona che incontriamo. Non si tratta di propagandare un prodotto commerciale, ma di favorire la riflessione e l’incontro con Dio. Gesù insiste più volte nel richiamare i discepoli a non aver paura, in previsione delle future persecuzioni. La paura, che nel nostro contesto sociale, come dicevo, non significa paura di morire -ma è sinonimo di diffidenza e pigrizia- costituisce l’impedimento principale alla testimonianza. Tale condizione egoistica, conseguenza del nostro peccato, dei nostri errori, del nostro non amore verso Dio, ci blocca nel proclamare l’annuncio cristiano; è il peccato che genera paura, alimenta la nostra condizione di precarietà ci porta a vivere la vita succubi di tutte le dipendenze che il mondo propone. Ciò di cui avere paura, invece, è il perdere la propria anima, quella che il Signore ci ha dato, orientata all’immortalità, un’anima da difendere dal male, da accrescere con tanto amore rivolto verso gli altri, alimentata da quella grazia che il Signore ci ha donato con il suo sacrificio (seconda lettura).                                                                                   La volontà di Dio è che noi non ci perdiamo, che non cadiamo nella Geenna, il luogo sporco, del putridume, pieno di male, contaminatore di morte; no, Dio non vuole questo, Dio vuole che viviamo la nostra vita sotto il suo sguardo amorevole che ci aiuta a vincere le difficoltà. L’obiettivo quindi sarà per me mettercela tutta affinché la mia anima possa crescere nel bene … agli occhi degli uomini e di Dio. Lo sguardo d’amore che Dio ci rivolge produce vitalità, forza e nel caso di ogni azione missionaria produce coraggio, tanto coraggio da non temere neppure la morte. Se c’è qualcosa di cui dobbiamo avere paura è l’allontanarci da Dio: solo questo porta alla morte, più del peccato. Da qui l’urgenza di affrontare omertà, silenzi e indifferenze che generano quella pigrizia egoistica che soffoca l’esprimersi della nostra interiorità. Non è vero che non contiamo niente, siamo preziosi agli occhi e al cuore di Dio. Facciamoci guardare dal Signore per poi essere riconosciuti dal Padre.

Don Giuliano

Chi ci separerà - Testo e Accordi - Marco Frisina - Animatamente

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