Commento al Vangelo di Don Giuliano – XIV Domenica

XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO.

Non si domina il mondo con la forza, ma con l’umiltà, e il risultato è la pace. Questo affermano i due versetti della prima lettura. Si pensa che il mondo vada affrontato con la forza e l’arroganza, i soprusi e le violenze, mentre queste sono strade sbagliate. Su questo piano viaggia anche la seconda lettura (San Paolo ai Romani) che invita a realizzare le opere dello spirito, quali espressione di una limpida carità capace di spezzare la visione materialistica della vita. Le opere del corpo oltre ad ingannare e a valere poco possono essere di ostacolo alla piena e libera espressione dello Spirito. In questo contesto si inserisce il Vangelo, anche qui pochi versetti, ma chiarissimi. Il brano del vangelo, è sapienziale nello stile delle beatitudini (siamo distanti solo 5 capitoli), è una preghiera pronunciata da Gesù; si tratta di un ringraziamento rivolto al Padre per il dono della fede, spesso accolta dai piccoli e dai semplici. Sicuramente non basta questa possibilità di accesso alla fede, ma è un buon punto di partenza: non basta dire di possedere la fede se non viviamo la fede, occorre consolidare e accrescere la nostra conoscenza di Dio. La rivelazione di Dio e il suo amore donato a tutti, trova accoglienza nelle persone comuni, al contrario di chi ha creato attorno alla religione una specie di casta e di potere. Non è tanto il fatto che Dio ha nascosto ad alcuni e ha rivelato ad altri, ma si dice che la condizione dell’esaltazione della ragione o dell’intelligenza di fronte ad un disegno di Dio rischia di essere autoescludente dalla sua comprensione. Non si comprende Dio con la sola intelligenza, occorre disponibilità d’animo e semplicità di cuore che esula dalla razionalità. Il seguire Gesù comporta l’addossarsi di un giogo già “domato” che non è più causa di oppressione, ma assume caratteristiche sopportabili in quanto il cuore di colui che lo ha portato è ben più grande di quel peso tale da rendere capaci e forti anche coloro che lo seguiranno. L’invito è un chiaro riferimento al portare assieme a Gesù il giogo o al farsi aiutare da Gesù a portarlo; il giogo ha proprio questa caratteristica, si porta insieme, si porta in due. Gesù riconosce la fatica che proviamo nel seguirlo e ci invita a stare presso di lui; Egli ci ristorerà, permetterà il nostro riposo; avremo così modo di imparare quella mitezza con la quale Egli ha affrontato la sua vita terrena procurandoci il ristoro della salvezza e la gioia che ne deriva. Sembra dura e difficile questa strada, e lo è sicuramente, abbandoniamoci generosamente a quel fascino che non inganna, ma che rende l’impossibile a portata di mano. Abbiamo strada da fare, dobbiamo crescere per diventare piccoli.

Don Giuliano

Vangelo (19 Luglio 2018) Io sono mite e umile di cuore

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