Commento al Vangelo di Don Giuliano – XXIII Domenica Tempo Ordinario

XXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Nel vangelo di oggi si trattano indicazioni per i rapporti fra cristiani, ma è bene allargarle a tutti. Ci sono relazioni che ci aiutano, che ci servono, ma quali di queste relazioni ci salvano? Quando si parla di relazioni non si parla di semplici contatti, ma di legami profondi, forti, veri; legami che superano la semplice formalità di vedersi e di stringersi le mani o di salutarsi. Si parla di amicizie, ma in un contesto di mondo dove prevalgono più le inimicizie che altro. Davvero ciascuno di noi verso gli altri si pone nella condizione di fratello o sorella? Viviamo nelle nostre società moderne molta violenza, siamo più un branco di lupi che un gregge di agnelli e quando si mettono insieme succedono stragi. Anche la pandemia stessa ha scoperto sì le nostre qualità, ma anche molte fragilità che hanno ripercussioni sulla società e sul vivere quotidiano: nervosismo del traffico, impazienza nel fare file, nervi tesi in famiglia o a lavoro, e anche discussioni accese per partito preso pro o contro le misure di contenimento del virus. Il Vangelo di oggi: una grande pagina, e come le grandi pagine difficile da mettere in pratica. Eh sì: si parla di qualcosa che riguarda il rispetto, la sensibilità e l’amore fra le persone che non ci riesce possibile mettere in pratica, quello di correggerci amandoci. Possiamo pensare alla famiglia, al rapporto marito e moglie che cercano di correggersi a vicenda o cercano di correggere il comportamento dei figli; lì ci vedo la possibilità di vivere queste parole limpide di Gesù dove amare vuol dire proprio crescere e maturare. Più difficile da vivere all’interno di una comunità; fra le persone non c’è quella profonda che dicevo, come amicizia e relazione e si corre il rischio di fare peggio che meglio. Questo lo dico perché vedo che non ci sappiamo prendere sul serio, non prevale in noi l’interesse per il bene dell’altro, ma solo il nostro (anche nelle comunità), per cui il rischio è che prevalgano i giudizi e basta, che abbassano o esaltano una determinata persona. Di queste situazioni ne sono vittime proprio le persone che spesso usano a sproposito in malo modo i social media per cui si fanno dei danni che parlare di correzione fraterna è come bere grappa al posto dell’acqua. Certe situazioni capitano al sacerdote, ma talvolta perché sono legate al suo ruolo di parroco o responsabile di una comunità, per cui in certi casi rasentano la formalità e solo nei casi in cui c’è un vero e proprio legame con il sacerdote, di amicizia o sacramentale, allora ci può essere da parte della persona che viene corretta maggiore attenzione e serietà. Tutto questo non deve distoglierci dall’impegno di ricercare nelle relazioni una maggiore confidenza e autentica amicizia in quanto Gesù continua nel vangelo a indicare la condizione per la quale Dio stesso si pone in ascolto delle persone: quando pregano insieme, quando vivono insieme nel suo nome. In questo modo comprendiamo che chi unisce le persone non sono solo le affinità e gli interessi comuni, ma la persona di Gesù che porta acqua nella nostra aridità, luce nelle nostre tenebre, coraggio nelle nostre paure, fede e verità nella nostra incredulità. Eppure, quanto bene farebbe il correggersi vicendevolmente mettendo in luce la nostra tenerezza, la nostra confidenza e affabilità. Come dicevo è difficile vivere questa pagina del vangelo all’interno della comunità, ma non è impossibile: la docilità di una comunità attenta e sensibile è il luogo in cui si maturano i percorsi di conversione e tutti abbiamo bisogno di percorrerli. Non ci sono bravi o meno bravi, tutti abbiamo bisogno di aiuto. L’azione della correzione riguarda quel senso del dovere e di responsabilità nei confronti del prossimo che potrà avere accesso alla vita di Dio (prima lettura); mancare a questo compito compromette la salvezza altrui e anche la propria, in quanto si nasce già debitori verso gli altri dell’amore vicendevole, della carità (seconda lettura). Mi si lasci sottolineare il passaggio nel Vangelo “se ti ascolterà avrai guadagnato tuo fratello”. È la missione di tutti, abbiamo tutti da guadagnarci.

Don Giuliano

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