Commento al Vangelo di Don Giuliano – XXVIII Domenica Tempo Ordinario

XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Giovedì Ventesima Settimana del Tempo Ordinario 2019 | Cappuccine

All’epoca di Gesù, non c’era il covid, ma c’erano la peste e anche altre malattie infettive, per cui oggi in una situazione di emergenza e difficoltà sanitaria ci preoccupiamo a ragione di declinare un invito ad una festa di nozze, ma in condizioni normali, chi mai si rifiuta di partecipare ad un matrimonio, soprattutto al banchetto? Forse chi ha problemi di relazioni con i parenti o gli amici; ciò vuol dire che esiste un qualcosa più grave della malattia che è in grado di distanziarci. Nel vangelo la parabola raggiunge aspetti inverosimili in quanto per ben due volte il re manda i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze e, oltre a rimanere indifferenti e negandosi a tale invito, la seconda volta uccidono pure i servi così da tagliare la comunicazione con il re. L’atteggiamento della chiamata è particolarmente caro all’evangelista Matteo (la sua chiamata e la chiamata a lavorare nella vigna, il padrone che chiama i servi affidandogli i talenti e la chiamata per il banchetto di nozze); ciò ricorda che la nostra partecipazione e l’impegno all’interno della chiesa è frutto di una chiamata che proviene da Dio. Si tratta di una chiamata che passa attraverso situazioni e persone e che penetra nel cuore come una voce, un sentimento, talvolta anche un dolore o un senso di non completezza. Spesso tante cose accadono, ma non ce ne accorgiamo, siamo indifferenti, siamo troppo concentrati su noi stessi; eppure le chiamate ci sono, rivolte a tutte le persone della comunità, pensiamo anche ai bisogni stessi della comunità nel ricoprire servizi utili per l’evangelizzazione e la carità. Ma come nella parabola succede che molti rifiutano perché occupati nelle loro cose. In questa parabola riportata da Matteo e da Luca, Matteo pone in fondo ad essa la cacciata dell’invitato senza la veste nuziale, chiaro riferimento al battesimo, o meglio a mantenere fede agli impegni del battesimo che magari uno non si ricorda o pensa che siano tanti e pesanti, mentre si tratta di vivere il legame stretto con Cristo, nell’operare e agire nella vita secondo il comandamento dell’amore. Ebbene se noi non viviamo queste condizioni, perdiamo la veste, perdiamo la luce, perdiamo la strada, perdiamo il banchetto e la festa reale, perdiamo tutto. Impegniamoci per essere degni dell’invito che ci fa il Signore, non basta dire io sono, oppure a me sembra di essere cristiano, ma poi non mi comporto come tale; non è il nostro certificato di battesimo che ci salva, ma il vivere il battesimo, cioè vivere da figli di Dio e diventare talmente forti da dire (vedi seconda lettura) con San Paolo: “ tutto posso in colui che mi dà la forza “…. Anche, aggiungo io, in questo tempo difficile.    

Don Giuliano

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