Commento al Vangelo di Don Giuliano – XXIX Domenica Tempo Ordinario

XXIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Nei pensieri dell’umanità vi sono sempre stati i conflitti e dibattiti che hanno portato a ricercare la via migliore da seguire come nel caso del bene e del male, della guerra e della pace, oppure come nel caso che ci viene presentato nel vangelo fra il potere di Roma, quello politico, e il regno di Dio, quello esistenziale, spirituale. Siamo consapevoli che viviamo la nostra vita sotto regole umane che non sempre hanno rispetto per la persona nella sua globalità, basti pensare ai fini e alle conseguenze della manipolazione genetica oppure alla mancata salvaguardia e tutela dei diritti sociali non sempre rispettati come il diritto al lavoro, alla salute, all’uguaglianza, ecc. Il Signore nel caso di oggi non separa, ma distingue i due mondi indicando che il “mondo” di Dio è ben superiore al mondo dell’uomo in quanto contiene la salvezza. Tutto ciò non esclude l’uomo dal suo impegno storico, ma lo indirizza verso comportamenti leali per promuovere condizioni di aiuto e sostegno verso tutti in quanto legati profondamente fra di loro e con Dio. Nella risposta di Gesù, passata alla storia il credente è chiamato a mostrare la presenza intima di Dio che possiede dentro di se. Dirà Sant’Agostino nel suo celebre commento: “come Cesare cerca la propria immagine su una moneta, così Dio cerca la propria nella tua anima”. La domanda insidiosa che viene rivolta a Gesù contiene quello che spesso vediamo nella nostra società quando nei suoi comportamenti riduce la portata della fede e del senso religioso. Il manifestare un senso di superiorità basato su argomenti scientifici o filosofici che esaltano l’appagamento dell’uomo tramite mezzi e strumenti umani tesi al solo benessere, porta l’uomo a collocarsi in modo pregiudizievole verso la religione allontanandosi da essa. Ciò che invece intende Gesù nella sua risposta lapidaria è che pur vivendo l’uomo nelle proprie società, si comporti in modo tale da non sottrarsi ai doveri verso i propri governanti, ma facendolo in modo illuminato e coadiuvato dalla fede in Dio, in una parola, farlo in modo responsabile laddove la propria responsabilità risiede nell’appartenere a Dio. Il restituire a Cesare quello che gli appartiene è un dovere di natura amministrativa per l’ordinamento dell’impero in ciò che comporta il rapporto diritti/doveri che tutelano anche i cittadini. Mentre Gesù pone il discorso su Dio su un livello più alto per riportare a Lui sia l’origine dell’umanità e sia la sua indiscussa signoria sul mondo (e su ogni potere) da Lui creato. Soprattutto questo è un invito che tende a orientare l’uomo verso Dio in quanto l’uomo è l’unico portatore della sua immagine che Dio stesso ricerca in noi. Qui allora non si parla solo di un atto amministrativo o di decidere dove sta il potere politico, ma di scoprire la nostra appartenenza nei confronti di Dio. Tradotto per i cristiani di oggi: come non possiamo eludere i doveri verso lo stato, in quanto il compiere i propri doveri amministrativi ci restituiscono libertà e onestà, così non possiamo nascondere la nostra immagine di Dio in noi, ma rivelarla nel fare il bene, sforzandoci, verso tutti. A Dio non dobbiamo restituire una moneta, ma noi stessi.

Don Giuliano

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