Commento al Vangelo di Don Giuliano – XXXIII Domenica Tempo Ordinario

XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Gesù racconta la parabola dei talenti per mostrare a tutti che il Padre ha fiducia in noi e ci affida qualcosa che è suo, che è prezioso, i talenti, una quantità enorme di denaro (un talento = oltre 30 Kg d’oro, un milione di euro). Nel Vangelo ci sono i servi che accolgono la fiducia del padrone e investono quel denaro per procurarne altrettanto mostrando in questo modo la loro fedeltà, la loro responsabilità e il loro legame con il padrone. Mentre c’è chi per paura non fa niente e sotterra il talento. In questo modo, il terzo servo si sgancia dalla linea di fiducia e di relazione che è richiesta dal padrone. Questo comportamento è egoistico perché asseconda la sola finalità rivolta verso se stessi, denotando indifferenza verso il compito affidatogli e non c’è in alcun modo la prospettiva dell’impegno, c’è solo pigrizia. Trasportando la parabola ai nostri giorni, se pur è cambiato l’uso e il significato della parola talento, da moneta a doni e qualità personali, l’importante è riconoscerli provenienti da Dio e a Lui dovremmo renderne conto. Così chi utilizza questi doni mettendoli in gioco, impegnandosi e partecipandoli anche agli altri, in poche parole lavorando (la donna forte della prima lettura), aumenta i benefici che da questo comportamento ne deriva; chi invece non mette in gioco le proprie doti o capacità nell’affrontare la realtà di ogni giorno, pensando solo a sé stesso e non avendo nulla da spartire né con gli altri né con Dio, è come se sotterrasse quei beni, nascondendoli alla vista di tutti e rendendoli infruttuosi. Soprattutto è decisivo riconoscere che questi doni non sono “nostri”, ma provengono da Dio, costituiscono un bagaglio, una dote di partenza per vivere la propria vita immersi in quella ricchezza morale e spirituale che mai dobbiamo perdere, ma sempre migliorare e aumentare. C’è una missione affidataci, la portiamo avanti?  Se ci comportiamo come l’ultimo servo verrà meno la realizzazione di quella condizione di gioia che il padrone condivide con i suoi servi fedeli. Verrà rallentata e ostacolata quella crescita nella fede che fa parte della missione cristiana: portare l’amore di Cristo a tutti, manifestare la nostra solidarietà e vicinanza alle persone. Nel disegno di Dio c’è quello di farci partecipare alla sua gioia, quella vera, quella che ci fa entrare attraverso la dinamica del dono, dell’impegno e dell’atto di fede, nel cuore stesso di Dio. Su, a lavoro!

Don Giuliano

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