Commento al Vangelo di Don Giuliano : ANNO B – I DOMENICA D’AVVENTO

ANNO B – I DOMENICA D’AVVENTO

Non siamo abituati ad attendere, a rimanere in attesa di qualcosa; ci sembra di perdere tempo, pensiamo alle file che abbiamo fatto ai supermercati, oppure pensiamo alla fila da fare per una visita medica. Abbiamo degli orari, vogliamo pianificare tutto e magari ci ritroviamo nella condizione di non poter attendere per fare una cosa altrimenti ci salta quella successiva. Ci crediamo padroni del tempo e ci sembra di addomesticarlo, ma non è così. Eppure ci sono momenti nella vita dove l’attesa si fa struggente, quando siamo coinvolti emotivamente per qualcosa di bello come l’esito di un colloquio di lavoro o come l’attesa di una risposta d’amore. Ce lo dobbiamo davvero chiedere: ma cosa aspettiamo o chi aspettiamo veramente? In questa prima domenica d’Avvento siamo chiamati a smascherate le nostre attese quali perdite di tempo da quelle veramente importanti e necessarie. Attendere Dio non significa buttare via il tempo, ma vivere il tempo, rimanere sempre vigili, attenti nel curare le nostre relazioni con tutti; è lì con le persone che si vive poi l’incontro con Dio. Ce lo dice la Chiesa sempre e in tutte le salse. Può darsi che questo clima preoccupante causato dalla pandemia aiuti a scoprire l’essenziale attesa del Natale, o meglio l’Atteso del Natale. Di per se il tempo dell’Avvento è il tempo che dovremmo vivere sempre, come ci ricorda la Parola di Dio, adesso lo utilizziamo per prepararci al Natale… Non diamo la colpa ad altri per aver mistificato il Natale, la colpa è nostra, siamo noi che lo abbiamo scambiato per qualche altra cosa; bene il calore familiare, come bene l’affetto e i buoni sentimenti, ma con tutto ciò che ruota attorno al Natale, Dio dove sta? Se non ci prepariamo bene non saremo noi a mangiare il panettone, ma saremo noi inghiottiti dal panettone. Proclamare la venuta del Signore non serve per impaurire l’uomo, Egli non viene per invadere la nostra libertà, ma viene per rendere significativa, bella e piena la nostra vita. Egli non viene per derubarci, ma per donarsi a noi. Nella prima lettura Isaia a nome del popolo chiede il ritorno di Dio perché l’uomo si è perso, l’uomo ha fatto cose sbagliate in preda alla propria iniquità. Occorre che il Signore torni per risvegliarci dalle nostre distrazioni. Si tratta della vera attesa cioè tendere a…, essere orientati verso… Credo ciò significhi, portare avanti, svolgere i propri compiti, quelli che ci sono stati affidati dalla propria famiglia, dal Vangelo, dalla comunità o dalla società senza farsi vincere dal sonno. L’attesa di noi credenti non è magica, è attesa reale del Signore, una attesa quotidiana in cui Egli viene sempre. Ma se il Signore è fuori dai nostri pensieri non saremo capaci di sentirlo e vederlo pur passandoci vicino; non lo riconosceremo e continueremo a vivere il nostro significato di tempo, quello che scorre via, diversamente da quello del Signore ovvero dalle occasioni di salvezza che si presentano a ciascuno di noi quotidianamente. Occorre tenere gli occhi aperti e le labbra pronte per la preghiera: Vieni Signore Gesù.

Don Giuliano

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