Commento al Vangelo di Don Giuliano : III Domenica Tempo Ordinario

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Oggi, come ai tempi di Gesù, le nostre chiese sono affacciate su lago di Tiberiade e a ognuno di noi il Signore rivolge la sua proposta: quello di diventare pescatori di uomini, non prima però di averci detto che il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino. L’avvento del Regno di Dio lo proclamiamo ogni volta nella preghiera del Padre Nostro, ”venga il tuo Regno”. Il magistero della Chiesa ha spiegato innumerevoli volte il significato di questo termine; il Regno è una espressione che esprime una condizione, uno status che è quello che poi Gesù esplicita nel Vangelo di oggi: “convertitevi”, credete, date fiducia alle parole del Vangelo, trasformate nel bene la vostra vita, la vostra famiglia, la società stessa. La Parola di Dio non vuole ucciderci, ma vuole liberarci dal male e dalla morte. San Paolo (seconda lettura) ci dice che se la vita che viviamo non la viviamo in relazione a Dio, perdiamo veramente tutto. Siamo chiamati da Gesù a diventare pescatori di uomini non per imprigionare nessuno, ma per raggiungere tutti con la rete della sua grazia. Tale vocazione riguarda tutti, non solo i sacerdoti. L’umanità è vasta, ma per ogni persona che incontriamo cerchiamo di renderci sempre più disponibili nel farci a lei vicina, condividendo lo stesso mare in cui siamo immersi, un mare di problemi, un mare di preoccupazioni e lo sarà ancor di più senza la vicinanza del maestro che ci chiama e ci invita tutti all’unità, una unità radicata intorno a Lui. Lasciare la propria occupazione per seguire Gesù non comporta il perdere qualcosa, ma il guadagnare molto. Spesso il mare in cui viviamo è in tempesta, ma non saranno le difficoltà ad impedire di seguire il Signore, nel fidarsi di Lui, di accogliere e anche raccogliere tante persone che altrimenti vi affogherebbero. Gesù non cambia la natura delle attitudini dei primi discepoli, sono pescatori e tali rimangono, ma li eleva ad una pesca più importante, quella di raggiugere gli uomini e le donne con l’annuncio del suo Vangelo. Chiede loro come a noi, all’interno delle nostre situazioni umane di utilizzarle per cercare qualcosa di più alto. Non si tratta di gettare le reti e di imprigionare le persone per venderle al mercato, ma di raggiungerle con la parola efficace del Cristo che illumina la coscienza e indirizza il cuore ad amare, restituendo alla propria vita la sua dignità e la sua bellezza. Dio non mi pesca con la rete, mi pesca con l’amore. Quel riassettare le reti, da parte dei primi chiamati, mi spinge a pensare che ho sempre da riassettare il mio amore che è fragile e non è forte come quello del Signore. Come i primi discepoli ho da lavorare su di me, ho da reimpostare il mio cammino, ma con Gesù accanto posso farlo. Se pur si incontrano persone che non la pensano come noi, che hanno tante diversità da noi, cerchiamo di non smettere di incontrarle nell’umanità: quest’ ultima è il luogo dove Gesù ci viene a cercare e ci dice di cercare. Condividere la nostra umanità in Cristo è il punto di partenza per creare legami ed amicizie migliori, per costruire una realtà migliore, una società migliore, anche una chiesa migliore, soprattutto contribuire a rendere visibile il Regno di Dio. 

Don Giuliano

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