Commento al Vangelo di Don Giuliano : VI Domenica del Tempo Ordinario

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

In questa domenica concludiamo la lettura del primo capitolo del Vangelo secondo Marco, lo concludiamo con la guarigione del lebbroso, una guarigione fisica, ma non solo. La prima lettura sembra darci una interpretazione della stessa situazione che stiamo vivendo oggi, intrisa di solitudine e distanziamento dalla comunità. La pandemia ci tiene distanziati gli uni gli altri, non possiamo abbracciarci, toccarci, stiamo provando che il distanziamento sta facendo del male alla nostra socialità. Allo stesso tempo questa circostanza ha rivelato che non eravamo abituati a stare con noi stessi, per la paura di scoprirci vuoti, sempre bisognosi di riempirci di sensazioni ed esperienze forti che in qualche caso hanno portato alla perdita dei valori fondamentali e perfino alla morte. C’è quindi la lebbra che consuma il fisico e quella che corrode l’anima. La guarigione del Vangelo di oggi manifesta la verità di Gesù nei confronti del male. Gesù pronuncia quella che in fondo è la sua volontà verso l’umanità: Egli, come noi, desidera la nostra guarigione, ma in una forma che ci aiuti a comprendere la prospettiva della nostra salvezza. Se ci limitiamo a vedere la guarigione solo fine a se stessa circoscritta al sensazionalismo del miracolo, rischiamo la vicenda del lebbroso, che in un primo momento si affida al Signore, ricercandone l’aiuto tanto da fargli provare compassione, e poi arrivando a tradire l’impegno di non divulgare il fatto. Gesù invita il lebbroso guarito a mantenere il silenzio affinché possa comprendere il significato del suo gesto, un invito ad approfondire la propria esistenza alla luce del nostro rapporto con Dio. Guarire e non capire perché siamo guariti è come rimanere malati. Occorre praticare la vita sacramentale; essa ci tocca, ci aiuta nella nostra guarigione, ma finché non ci convinciamo di ciò, terminiamo come tanti nell’attribuire a Dio tutte le disavventure e disgrazie che ci capitano…non è così. Come gestiamo le nostre malattie e ancora la nostra salute? Spesso quest’ultima la utilizziamo solo per noi, non ci sforziamo di dedicarci agli altri nel prolungare quella compassione cristiana che assecondando la volontà di Dio, fa sì che ci aiutiamo gli uni gli altri. Pensiamo anche al nostro modo di comunicare e di trasmettere notizie e informazioni affinché queste riflettano una certa interiorità invece di scadere nella banalità. I nostri comportamenti, ci dice la seconda lettura, siano sempre mirati a rendere gloria a Dio. Quel giorno Gesù scontò quella guarigione che compromise la sua presenza nel villaggio e fu costretto a lasciare quel luogo per ritirarsi nel deserto. Toccando il lebbroso si rese “impuro”. Il Signore si è caricato dei nostri peccati, della nostra miseria. Se pur lontana, questo è l’itinerario della croce dove si immolerà il più innocente.

Don Giuliano

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