Commento al Vangelo di Don Giuliano : V Domenica di Pasqua

DOMENICA V DI PASQUA

Il Vangelo di oggi fa parte dei discorsi di addio da parte di Gesù collocato nella parte finale del Vangelo secondo Giovanni, che precede la sua passione, morte e resurrezione. Si tratta di parole accorate, di una raccomandazione alla quale potremmo dare come titolo “rimanete in me”. Non si tratta solo del desiderio di Dio, ma della possibilità unica che ci viene offerta riguardante la nostra salvezza. È come se il Signore ci stesse consegnando la chiave per aprire la porta che immette nel suo Regno: la chiave è la fede in Lui. Egli dice “senza di me non potete far nulla”, verità che ci richiama a prendere in considerazione il suo appoggio, la sua presenza, la sua comunione in questa esistenza terrena nella quale siamo invitati a portare frutto. Quale frutto l’umanità potrà realizzare da sola? Non ci sono frutti se non nell’amore che viviamo ogni giorno, nel trascorrere i nostri giorni in compagnia di Gesù, nel sentirci agganciati, o meglio, innestati in Lui. Circostanza quest’ultima avvenuta durante il nostro Battesimo, un innesto chiesto, voluto dai nostri genitori, da chi ha desiderato non soltanto donarci una vita naturale, fisica, ma anche nutrita della linfa dell’amore di Dio. Nel Battesimo ci è stato donato il respiro spirituale, segnando di immortalità la nostra precaria esistenza. Ogni anno la celebrazione della Pasqua ci ricorda la nostra identità di figli salvati attraverso il Figlio; noi siamo tralci uniti alla vera vite e dobbiamo impegnarci a rimanere tali, tralci che portano frutto in famiglia, nei luoghi di lavoro, in mezzo agli altri, tralci che rinnovano la società, tralci che traggono nutrimento dall’Eucarestia domenicale. In questa domenica riaffermiamo la nostra adesione al Signore che ci ha scelti e continua a scegliere uomini e donne per annunciare il suo Vangelo; non desideriamo il contrario, cioè, essere tralci senza frutti con il solo destino di essere tagliati per sempre dall’amicizia di Dio, come diceva Sant’Agostino sul destino del tralcio ”o la vite o il fuoco”, ma al contrario tralci uniti alla vera vite che verranno potati, come nel caso di San Paolo (prima lettura) ma che porteranno frutti a non finire. E proprio perché ho citato la prima lettura, facciamoci accompagnatori gli uni degli altri come fece Barnaba nei confronti di Paolo. Che in tutti noi il “rimanere” in Lui divenga il desiderio di ogni giorno, l’amore di ogni giorno, la storia di ogni giorno, impegno a non staccarsi mai dalla vera vite…dalla sua vita.

Don Giuliano

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