Commento al Vangelo di Don Giuliano : II DOMENICA DI QUARESIMA

II DOMENICA DI QUARESIMA

La Trasfigurazione è un evento che continua a far parlare di se, accompagnata dal suo suggestivo significato. Si trattò di una esperienza unica e particolare che aiutò i discepoli nell’affrontare i propri compiti di testimonianza prima e dopo la resurrezione. Viviamo la quaresima anche noi “portati fuori” come Abramo (prima lettura) o “presi per salire sul monte”; si tratta di quella condizione, dell’essere presi in disparte per meglio scoprire il volto di Gesù, la verità di Gesù rivelata sul Tabor: Gesù è vero uomo, ma anche vero Dio; è compimento della Parola e di ogni profezia, fine ultimo delle cose e della storia. Le sensazioni avvertite dai discepoli furono tante: paura, pace, beatitudine, stupore, adorazione, accompagnate dalla proclamazione dell’identità di Gesù dalla voce del Padre “questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”. L’ascolto è la condizione permanente del discepolo, aiuta la ricerca del volto di Dio impresso nell’umanità (salmo responsoriale) e una volta incontrato tocca e cambia il nostro cuore. Monte Tabor chiama Calvario, rispondete… Il Tabor non è l’ultima tappa dell’avventura terrena di Gesù, ma ne è preparazione, ci rivela come affrontare il cammino della croce: con l’ascolto e con la fiducia. Per i discepoli il conoscere che la luce e la gloria si raggiungono attraverso l’esperienza della croce fece loro comprendere la trasfigurazione come accompagnamento nel loro cammino. Anche per noi la trasfigurazione, l’intravedere la meta che si spera, infonde coraggio per affrontare le difficoltà; in essa è anticipata la gloria pasquale. Noi cristiani, dopo aver provato esperienze, belle, forti, formative, contemplate con i propri occhi e registrate sensibilmente nel cuore, siamo invitati, come dice S.Paolo a testimoniarle, vivendo “saldi nel Signore”, testimoni di una comunione che non si spezza, ma che rimane ancorata alla sua parola attraverso il comportamento cristiano, nonostante le difficoltà, nonostante la croce. La trasfigurazione accadde mentre Gesù era in preghiera. Il pregare ci cambia d’aspetto, ci trasfigura come singoli e come comunità, ci fa abitare il cielo.

Don Giuliano

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