Commento al Vangelo di Don Giuliano : III DOMENICA DI QUARESIMA

III DOMENICA DI QUARESIMA

Mosè nel roveto ardente, affresco di Raffaello (1512)

III DOMENICA DI QUARESIMA.  Quante domande affollano la mente quando ci sono circostanze a noi avverse; quanti perché rivolgiamo al cielo o magari a Dio quando ci troviamo di fronte a ingiustizie pesanti che compromettono la vita delle persone, quanti perché di fronte alle guerre e alle sue vittime innocenti? Spesso leghiamo le disavventure della nostra vita a castighi per gli errori e i peccati commessi come se fossimo all’interno di ingranaggi che ci stritolano automaticamente; non è proprio così, ma è sicuramente un monito a stare attenti ai propri comportamenti e soprattutto a non cadere nella presunzione di essere sempre nel giusto. Pensare che Dio non sia presente fa parte dell’inganno del male; e se apprendiamo dalla Bibbia che Dio anche condanna, il passaggio evangelico di oggi ci insegna che prima di arrivare alla condanna ci vengono offerte le possibilità per evitarla. In questa terza domenica di quaresima si parla della conversione, di riorientare la nostra vita verso Dio, di non vivere la vita così come viene, ma indirizzandola verso il bene, di rileggerla alla luce del vangelo di oggi. La parabola del fico sterile si presenta come un paradigma per la nostra vita. Prima di fissare il nostro sguardo su quali siano i frutti che dobbiamo produrre occorre rendersi conto dove affondano le nostre radici, quali nutrimenti utilizziamo e cosa accade intorno a noi in termini di attenzioni a noi rivolte, a chi affidiamo la nostra crescita. Talvolta ci sentiamo talmente superbi che pensiamo di esser solo noi al mondo, al centro di tutto ed evitiamo di ricorrere al pensiero di Dio. Gesù è venuto per la nostra salvezza, è venuto per allungare il termine del giudizio stesso del Padre, è venuto per darci ancora tempo e attenzioni, per dimostrare quanta fiducia Egli ripone in noi. Gesù proclama questa parabola avendo sullo sfondo della sua missione la salvezza dell’umanità, per cui richiama tutti alla conversione, al pentimento, a riconoscere il male presente in noi e ad invocare Dio affinchè ce ne liberi, affinchè ci dia ancora tempo, ricordando che esso è infinito per Dio, ma finito per noi. È importante non fare tardi o rimandare troppo in avanti la produzione e la consegna dei nostri frutti, risultato del nostro impegno, della nostra laboriosità, ricercando sempre il bene e non naufragando nelle cose cattive (seconda lettura). Ricordiamoci sempre: Dio non è assente dalla nostra vita; Dio è sempre “Io sono colui che sono”, Colui che continua ad osservare “la miseria” e udire “il grido” del suo popolo, di ognuno di noi. Non dubitiamo. Dio, solo Lui è misericordia e salvezza; è il contenuto della nostra fede.

Don Giuliano

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