Commento al Vangelo di Don Giuliano : IV DOMENICA DI PASQUA

IV DOMENICA DI PASQUA

Il capitolo decimo del Vangelo di Giovanni viene sempre proposto, non a caso in questa IV domenica di Pasqua, in occasione della giornata di preghiera per le vocazioni. Essendo diviso in tre parti quest’anno, anno C, vengono proclamati gli ultimi quattro versetti del discorso sul buon pastore. Data la brevità del brano, si tratta di parole che hanno forza e significato; in modo esplicito viene dichiarato su cosa si basa il rapporto fra Gesù e i suoi discepoli. Il fatto che le pecore ascoltano la voce del pastore fa aumentare la conoscenza reciproca. Ricordiamo che conoscere in senso biblico non equivale ad una conoscenza intellettuale, ma ad una esperienza di vita. Ascoltare la voce di Dio è ascoltare la voce di chi ti ama, ascoltare chi si appartiene reciprocamente.  Da quella voce fuoriesce il messaggio profondo che ci rende destinatari della vita, quella eterna; dobbiamo chiederci se ci interessa. Spesso, infatti, affermiamo che la vita è un dono, ma non ci impegniamo per conoscerne la provenienza. Nel capitolo 10 di Giovanni viene esposto l’ultimo scontro pubblico fra Gesù e i capi Giudei; il versetto che precede il vangelo di oggi è chiaro, dice Gesù alle autorità giudaiche: “voi non credete perché non fate parte delle mie pecore”. Credere è fatto di ascolto e sequela. Il credente è colui che ascolta e si fida di Dio e opera, accompagnato dal pensiero e dalla preghiera rivolta a Dio in quanto in questa vita ci sono molti ostacoli da superare, e sentirsi protetti, aiutati ed amati significa molto se non tutto. Così è la vita di coloro che rispondono alla chiamata del Signore, noi tutti battezzati in vari modi annunciamo il Vangelo invitando le persone a far parte del gregge destinato all’eternità. Domanda: di quale gregge faccio parte? Ci sono alcuni che seguono altri pastori o vivono la propria vita nella dispersione, senza obiettivi e senza meta. Forse non crediamo sufficientemente a quelle parole che dicono: “nessuno che gli appartiene andrà perduto”; non comprendiamo e soprattutto non viviamo la relazione di appartenenza…perdiamo Lui…gli altri e ci perdiamo anche noi. Gesù afferma che nessuno verrà strappato dalla sua mano, dal suo abbraccio; occorre entrare in quell’abbraccio che ci difende con forza che ci fa sentire nella comunione con il Padre. Gesù è l’unico buon pastore, Egli ci aiuta a entrare e a vivere la relazione di unità con il Padre; è Lui che ce lo avvicina e ci aiuta ad essere fedeli ascoltando e mettendo in pratica la sua Parola.

Don Giuliano

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