Commento al Vangelo di Don Giuliano : XXXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XXXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Lc 20,27-38.

Siamo da poco reduci dalle celebrazioni del 1 e 2 novembre, celebrazioni che si sono svolte soprattutto nei cimiteri dove risposano i nostri cari. Si è trattato di una circostanza che ha risvegliato la sofferenza per la loro morte, ma anche circostanza di speranza, accompagnata dalla Parola di Dio che ci ha aperto lo sguardo verso il cielo, verso il Regno che si avvicina per ognuno di noi e per la storia. Anni fa i cimiteri erano gremiti da tante persone che venivano a deporre i fiori a ripulire le tombe, ma oggi, vuoi per i contesti sociali molto cambiati, vuoi per i giorni di vacanza da sfruttare, molte persone non fanno più caso alle feste liturgiche come il Natale e la Pasqua, figuriamoci la domenica. Questo distacco pone l’accento sul vivere la realtà terrena con un attaccamento primario che porta spesso a pensare solo a se stessi, ad esasperare il proprio egoismo. Pensiamo che prevalgano sempre le logiche, i ragionamenti, i benefici di questo mondo, e quando qualcuno ci parla della morte, noi continuiamo a pensare a quella degli altri. Questi ragionamenti che spesso seguono il “carpe diem” di oraziana memoria condizionano il pensare al dopo la morte come continuità della vita terrena, come se non ci fosse alcun elemento di novità o indicazione per pensare diversamente. Al contrario c’è invece la storia di Dio con l’uomo che richiama a riflettere di più sulla nostra esistenza, sul valore del bene, sulla pericolosità del male; ciò è espresso dalla Parola di Dio che è tesa a risvegliarci dal torpore delle consuetudini e dei vizi esistenziali per riconfermare la centralità del rapporto con Dio. Non dobbiamo rimandare tale rapporto a dopo la morte, non ne abbiamo l’autorità, ma siamo chiamati a viverlo adesso; in questo caso è Dio stesso che ci dà l’autorità espressa nella libertà delle nostre decisioni. Ci è stato spiegato benissimo nel brano del Vangelo, letto per la commemorazione dei defunti, riguardo al giudizio finale. È adesso che si gioca la partita: la chiesa continua con insistenza a richiamarci le nostre responsabilità di figli di Dio, nell’esprimere la nostra appartenenza al Padre e non di rimanere nel limbo delle nostre esperienze materiali e scientifiche. Il nostro Dio manifestando la sua realtà e non la sua virtualità, va oltre la scienza con la quale pensiamo di affrontare anche il tema del divino. Gesù è chiaro nel Vangelo di oggi: le cose nel Regno definitivo di Dio non funzioneranno come adesso nel nostro mondo. La centralità di tutto consiste nel considerare Dio stesso e noi, in quanto figli suoi; un rapporto che supererà tutti i rapporti che abbiamo avuto nella nostra vita terrena e che verranno trasformati. Concludendo, penso che una certa umanità continuerà a fare quello che ha sempre fatto, (“la fede non è di tutti”, seconda lettura), ovvero pensare a soddisfare solo se stessa e ignorare il dopo. Una strada senza speranza, una strada senza uscita. Cerchiamo di fare di tutto perché non sia questa la nostra condizione.

Don Giuliano

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