Commento al Vangelo di Don Giuliano : III Domenica del Tempo Ordinario

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. Mt 4,12-23.

In questa terza domenica del tempo ordinario siamo chiamati a solennizzare l’importanza della Parola di Dio. L’ascolto della Parola non è scontato anche per coloro che frequentano la Chiesa. Quattro anni fa Papa Francesco ha istituito questa particolare memoria. La Parola è il parlare di Dio al cuore di ogni persona e quello che ci dice riguarda la nostra vita, la nostra felicità; ricordiamoci che questo costituisce un privilegio per una umanità come la nostra spesso debole, sconsolata e sconfitta. La Parola di Dio ci risolleva dalla pesantezza di quella realtà opprimente che solitamente ci schiaccia e ci cancella. Dio ci chiama a vivere la vita da protagonisti insieme a Lui per riscattarci dal vivere l’effimero e il non senso. Come Gesù che si getta nella mischia del porto di Cafarnao, dove la confusione e il miscuglio di persone regna sovrana, anche noi apriamoci al coraggio dell’annuncio e della testimonianza. Alle parole del Battista seguono quelle di Gesù: “convertitevi”, ossia, cambiate strada, seguite quella indicata dalla Parola di Dio che è in grado di illuminare il cammino dell’uomo, ed è capace di orientarlo al vero bene. Come ai primi discepoli, questo invito è rivolto a chi ha già trovato nelle proprie consuetudini, lavoro e impegni, le proprie sicurezze; quindi si tratta di approfondire, allargare e far respirare la propria anima altrimenti quest’ultima ci rimprovererà per non aver seguito la via indicata dal Signore. Non arrocchiamoci intorno a quelle che riteniamo essere nostre certezze se al tempo stesso constatiamo l’oppressione del mondo su tutti noi con ricadute ben visibili: insoddisfazioni, paure, divisioni. Anche nella nostra comunità la Parola risuoni nei nostri cuori; sentiamoci interpellati e chiamati ad aiutare e guarire le nostre situazioni e quelle degli altri. Occorre soprattutto da parte dei giovani non negarsi di fronte alla chiamata, adducendo di avere la propria vita davanti da vivere e per divertirsi, pensando che seguire Cristo significhi limitare la propria libertà e la propria vita. Nient’affatto. Capisco questo punto di vista e ritengo che sia un punto di vista ripreso molto dal basso e non dall’alto, quindi mancante di orizzonte, di quel panorama che allarga la vista e il respiro, ma soprattutto contrasta e, con l’aiuto del Signore, vince il male, ovvero supera ogni limite.

Don Giuliano

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