III DOMENICA DI QUARESIMA

Il mondo attende segni che lo possano guidare nella vita odierna e verso il futuro. C’è un segno che dobbiamo recuperare, siamo noi stessi; ognuno di noi ha la possibilità di accelerare o ritardare la conoscenza di Dio, l’accesso alla fede delle persone che condividono con noi la nostra esistenza. Lo sapeva bene Gesù che quel giorno, come dice il Vangelo, si arrabbiò così tanto da smontare il mercato che c’era presso il Tempio di Gerusalemme, il luogo della preghiera, dell’incontro con Dio Padre, della comunione e della fraternità fra le persone. Gesù dice parole nuove, annuncia che il Tempio è lui stesso e pure l’umanità lo è, anche noi lo rappresentiamo e non possiamo avere la mente e il cuore occupati nel commercio dei nostri favori e dei nostri affari altrimenti ci disorienteremo gli uni gli altri. Il vangelo di Giovanni, il vangelo dei segni, indica la presenza di Dio, ci dice che non c’è un segno efficace se non in Gesù, un segno che ribadisce San Paolo nella seconda lettura, riguarda la sua crocifissione; essa resterà il segno supremo e di riferimento dell’amore di Dio che supera i pensieri e le logiche dell’uomo. La crocifissione ci fa incontrare Dio in quelle che sono le nostre fragilità, i nostri peccati in attesa di essere riscattati, perdonati, accolti. Gesù era pieno di zelo, di passione per la casa del Padre; e noi? In quale direzione facciamo convergere le nostre passioni? Facciamo in modo che l’accoglienza della Parola di Dio scaldi i nostri cuori, ci bruci dentro. Occorre ascoltare, meditare e confrontarsi con le dieci parole riportate nel libro dell’esodo che oggi vengono proclamate per raggiungere quel comportamento che segna la nostra vita, la rende vicina a Dio, a colui che le ha pronunciate per noi. Gesù al Tempio non viene compreso, anzi viene addirittura travisato, forse anche oggi la parola di Dio e pure quella della Chiesa non viene compresa, viene addirittura sfiduciata, criticata, non c’è più religione perché non siamo più religiosi, non siamo quello che dovremmo essere, siamo troppo attaccati alla realtà materiale, poco o niente a quella spirituale. Gesù non si fida di coloro che lo cercano per assolvere a bisogni che non sono essenziali, ma Egli ci propone l’essenziale; quando lo cercarono per farlo re, lui fuggì sul monte (Gv 6,15). Forse si segue Dio se le cose tornano a nostro favore, altrimenti niente sequela, ma una concezione di Dio usa e getta come verso il prossimo e la persona umana che non vale niente, che è sacrificabile per i nostri fini, quelli dell’egoismo. Siamo giunti così a vivere la nostra vita in un perimetro ridotto al minimo, il perimetro di un banco di mercato senza contemplare la grandezza intorno a noi, quella di Dio che è qui accanto a noi, dentro di noi.
Don Giuliano
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