Commento al Vangelo di Don Giuliano : V DOMENICA DI PASQUA

V DOMENICA DI PASQUA

Dall’ovile alla vigna il passo sembra breve. Il Vangelo approfondisce il rapporto fra il maestro e i discepoli; il legame è profondo, intimo, vitale e fruttuoso. I passaggi delle affermazioni del Signore danno concretezza al tema della vita dell’uomo; “senza di me non potete far nulla”, un invito teso a non esaltare troppo la propria autosufficienza e autonomia, si tratta di una indicazione che non possiamo eludere. Non siamo stati creati per stare da soli, abbiamo bisogno di relazioni e quella con il Signore dà senso a tutte le altre. L’esempio è tratto dalla vigna o meglio dal rapporto vite-tralcio; il tralcio non può sussistere da solo, la sua vitalità e il portare frutto è legata all’unione costante a quella vite unica che è Gesù. È quello di oggi un richiamo consistente soprattutto per i cristiani a non venir meno al legame battesimale, luogo e momento di “innesto” con la vita-vite divina. Se desideriamo che la forza linfatica della Parola e dello Spirito arrivi alle diramazioni della nostra stessa esistenza, dobbiamo continuamente fare riferimento a Lui; tutto quel fare e darsi da fare devono in qualche modo trovare una giustificazione, altrimenti tornano alla mente le famose frasi del Qoelet fra cui quella che ci ricorda che è vano il nostro affannarsi su questa terra se poi alla fine tutto andrà perduto. Solo se accompagnato dal vincolo vitale con Cristo, il fare dell’uomo, aggiunge creatività alla propria opera, quale risultato e frutto del proprio lavoro, fatica e impegno benedetto da Dio. In tale modo sia la vita, sia l’opera dell’uomo viene così santificata e pure la vita di quelle persone con le quali condividiamo il nostro tempo. Se la nostra vita è intimamente unita a quella di Dio dimostreremo a tutti di essere innamorati del Signore, riusciremo anche a far innamorare altri e sarà così manifestata la gloria di Dio. In questo brano Gesù insiste con un avvertimento: “rimanete in me”; queste parole sono cariche della sua tenerezza, un parlare da creatore a creatura, da padre a figlio, un parlare interessato e definitivo (di lì a poco Gesù verrà arrestato, processato e crocifisso). Si rimane uniti a Lui se osserviamo i suoi comandamenti (seconda lettura) e se amiamo con i fatti e nella verità. Infine non dobbiamo avere paura delle potature. Penso che ognuno di noi abbia avvertito il peso di certe condizioni che rallentano la propria vita spirituale: attrazioni che non sempre conducono al bene, gesti che dividono gli uni dagli altri, situazioni che a lungo andare ci allontanano da Dio fino a privarci di Lui. Si tratta di impedimenti che ci limitano nella nostra amicizia con Dio; occorre che davvero Lui ci lavori, ci poti per così ritrovare l’essenziale, la strada buona, la vite vera a cui rimanere uniti per sempre.

Don Giuliano

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