Commento al Vangelo di Don Giuliano : ASCENSIONE DEL SIGNORE

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Il fatto dell’ascensione del Signore, riportato nel Vangelo di Marco come aggiunta tardiva e anche in Luca, sia nel Vangelo sia in Atti, costituisce un “ponte” tra la presenza del Risorto, secondo Marco, vissuta ancora con atteggiamento di incredulità e la Pentecoste, che con la discesa dello Spirito Santo accorre in aiuto alla debolezza umana, sia di pensiero, sia di fede. L’ascensione, oltre la salita verso il cielo di Gesù è il momento in cui Gesù invia i discepoli in missione che in un contesto puramente umano sembra impossibile: annunciare il Vangelo a tutta l’umanità. Non si tratta della solita frase ad effetto nell’indicare tutta l’umanità, o un eccesso di protagonismo e megalomania, si tratta di un vero e proprio annuncio che riguarda la realtà della salvezza, già in atto con la presenza di Gesù e trasmessa ai discepoli rimasti temporaneamente in undici. Questa circostanza richiama il nostro contesto di discepoli attuali del Signore consapevoli dei nostri limiti, che trovano molta difficoltà a vivere e a diffondere l’annuncio cristiano. Teniamo conto che rispetto a quella circostanza che precedeva di una decina di giorni la Pentecoste, noi apparteniamo al dopo Pentecoste, per cui siamo “dotati” di doni e capacità particolari da parte dello Spirito e non possiamo eludere la responsabilità che ci è richiesta. Al tempo stesso ci rendiamo conto che nel confronto fra la vita terrena e quella celeste, quest’ultima spesso viene dimenticata, non viene tenuta in considerazione; in questo modo perdiamo il legame delle nostre azioni con quello che è l’aiuto continuo di Gesù che sta alla destra del Padre, che occupa quel posto di azione e potere. È anche difficile nella vita riconoscere i benefici dell’aiuto di Dio qualora si verificassero fatti e segni positivi riguardo ai nostri comportamenti e buone azioni verso gli altri contrassegnate da solidarietà, aiuti umanitari e generosità. Potrebbe accadere che il riconoscere certi gesti buoni sia ascrivibile solo alla nostra bontà, solo a noi stessi senza in questi casi vedere la mano di Dio. Mentre l’essere consapevoli dell’azione congiunta di noi e Dio contribuisce notevolmente all’azione a cui tutti siamo chiamati: vivere e diffondere il vangelo. La missione non è finalizzata ad un formale proselitismo ma a vivere nella gioia il Vangelo e dare sempre la nostra testimonianza accogliendo l’opera di Dio nella nostra vita e essere capaci di affermarla con le parole di San Paolo: “per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana” (1Cor 15). Ognuno di noi come afferma sempre San Paolo nella seconda lettura è chiamato ad individuare, in base alle proprie capacità il ruolo da svolgere nella comunità, tendendo alla pace e all’unità, cercando con la propria vita di fede di portare quel bene che contribuirà ad allontanare il male.

Don Giuliano

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