XXXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Anche i detti popolari, conosciuti da tutti, affermano che non bisogna mai fidarsi delle apparenze. In una società come quella che viviamo sappiamo che è inflazionata dalle apparenze; è sempre più difficile riconoscere l’autenticità delle cose e delle situazioni e soprattutto delle persone. Talvolta dietro a modi educati e visibilmente corretti si celano falsità e inganni: non possiamo fidarci delle apparenze, occorre addentrarsi nelle situazioni, dentro le persone. Non sempre ci riusciamo, non siamo capaci, siamo come i discepoli, i quali senza la profondità dello sguardo di Gesù non si sarebbero mai accorti di quella donna senza nome, vedova e apparentemente tirchia (due ramini gettati nel tesoro del Tempio, quasi un’offesa); loro non l’avrebbero notata e nemmeno vista passare perché gli occhi di tutti erano puntati sul tesoro che serviva per abbellire il Tempio. La materia e l’esteriorità catturano l’attenzione prima ancora delle persone. Lo sguardo di Gesù è altrove, è all’interno di tutto: delle persone, delle situazioni, dei movimenti. Egli non si sofferma sulla quantità, ma sulla qualità, sulla modalità. Quella donna ha in sé delle somiglianze nelle quali Gesù si rispecchia: essa dona tutto quello che ha per ciò che rappresenta Dio in Terra, il Tempio, per lei quello che dà lo dà a Dio; così anche Gesù donerà tutto quello che ha a Dio. Soggetti che si somigliano, persone che donano, che si donano, che amano in quanto l’amore include il dono di sé, qualora lo avessimo dimenticato. La donna non ha un dialogo con Gesù, ma compie i gesti da Lui insegnati, li compie in modo naturale, secondo la sua retta coscienza; in questa scena c’è l’immagine della bellezza dell’amore, inevitabile soffermarsi per carpirne la profondità. Al contrario dei comportamenti di altre persone che facevano di tutto per farsi notare, lei si mantiene silenziosa e nascosta, un profilo basso ma non remissivo che va oltre i propri limiti, che osa e affronta il rischio come l’altra vedova di Sarepta (prima lettura). Questi fatti vogliono stimolare una riflessione affinché ognuno di noi possa superare i limiti imposti dal proprio egoismo. Queste donne oggi ricordate nelle letture ci ricordano che se i nostri gesti non cambiano niente della nostra vita, non tanto il proprio status sociale, ma i caratteri e il proprio cuore, sono superflui. Nel vangelo di questa domenica che ci riporta a quel giorno, i ricchi restarono ricchi e la donna povera, si arricchì della sua povertà…e agli occhi di Dio questo ha più valore dell’oro e dell’argento e di qualsiasi pietra preziosa. La vita vale sempre più di tutto.
Don Giuliano
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