Commento al Vangelo di Don Giuliano: SANTA PASQUA 2026

SANTA PASQUA 2026

Meditiamo i brevi, ma forti racconti della resurrezione. La Pasqua giunge dopo l’esperienza del dolore e della morte in croce di Gesù. Nel vangelo della notte, viene descritta l’alba in cui le donne giunsero al sepolcro. Quelle donne avevano seguito il Signore al Calvario, non l’avevano abbandonato e nel vederlo spirare erano state raggiunte nel cuore da quel supremo atto di amore per l’umanità e per loro. Sentirsi raggiunti dall’amore di Dio non può lasciare indifferenti. Quando avvertiamo l’amore di Dio non possiamo non accoglierlo; si tratta di un amore che scalda la vita, le dà senso, ci fa sentire protetti. Per accorgerci di ciò occorre attenzione, talvolta basta poco per distrarci…si distrae chi non guarda al crocifisso, si distrae chi non guarda alla povertà morale e spirituale che ci circonda e ci coinvolge, ci ingannano tanti discorsi, tanti cattivi esempi; ci facciamo abitare come Giuda dal maligno e quando questi discorsi, queste frasi ci disgustano e non le vogliamo sentire è proprio allora che ci dobbiamo preoccupare. Le donne del mattino di Pasqua sono un grande esempio di chi vive sinceramente l’amore di Dio, sono quelle donne che hanno accompagnato il Signore fin sotto la croce, sono quelle donne che pur vedendo il Signore soffrire e morire non hanno cessato di avvertire che quell’amore non è venuto meno, non è scomparso, non’ è morto. Non si dimenticano le persone che ci hanno amato perché l’amore è continuamente generativo; ci fa soffrire la morte dei nostri cari, ma al tempo stesso avvertiamo quanto davvero l’amore ricevuto rimane ed è più forte della morte. Dio si rivela nell’amore che riceviamo attraverso persone sante. Anche nel Vangelo del giorno è l’amore verso il Signore che fa correre i due discepoli al sepolcro vuoto, segno inconfondibile della resurrezione assieme ai teli e al sudario. Nella vita cerchiamo segni per credere in Dio: se guardiamo bene ci sono talmente tanti segni visibili che, se non li vediamo, affermano solo la nostra cecità, mentre Sant’Agostino commenta e ci dice che “l’amore cerca anche quando non vede, e cercando si apre al vedere”. La presenza del Signore che non vediamo non è presenza morta ma trasformata in assenza viva. Arriviamo anche noi davanti alla tomba vuota, sostiamo, ma poi proseguiamo oltre. I Vangeli di Pasqua ci confermano quanto sia importante il proprio cammino di fede pur fatto di alti e bassi, di chiari e di scuri, di situazioni spesso avvolte da dubbi e incertezze; non può essere altrimenti, ma ciò che conta è non fermarsi, continuare a camminare. Il sepolcro è aperto, la pietra rimossa. Esistono pietre che impediscono il nostro cammino, ci sono pietre che poniamo noi stessi fra noi e gli altri, pietre tombali che escludono la vista e il dialogo. Accogliamo i segni e le parole della resurrezione per ridare vita vera alla nostra vita disarticolata, offuscata e anche perduta; ne abbiamo bisogno per non cadere nell’errore e nell’illusione che con il celebrare un rito bello e solenne che sia, si metta tutto a posto. Si metterà tutto a posto quando avremo messo Lui al primo posto, quando avvertiremo la sua presenza misteriosa, ma tangibile lungo il percorso. Allora non potremmo che fare come le donne: abbracciarlo, adorarlo, superare le paure e annunciare a tutti la propria gioia. La Pasqua è questo: la vita di Dio, gioia dell’uomo.

Don Giuliano

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