Commento al Vangelo di Don Giuliano: III DOMENICA DI PASQUA

III DOMENICA DI PASQUA

Commentare il brano di oggi, il cosiddetto incontro di Gesù risorto con i discepoli di Emmaus, è affascinante in quanto ci sentiamo coinvolti dato che l’incontro si svolge lungo la strada, quale percorso e cammino della vita e anche cammino di fede. I fatti non si erano svolti secondo i pensieri di quei due uomini di ritorno verso casa, le loro speranze si erano infrante con la crocifissione, la morte e l’assenza del Signore. Anche nel mondo odierno le situazioni non vanno sempre come desideriamo: guardando e giudicando la realtà non serena, ma drammatica e mortale che ci circonda, siamo anche noi avviliti, carichi di delusione, di amarezze, di incomprensioni e divisioni. Ci sono le guerre lontane e vicine, le difficoltà nelle relazioni, le ingiustizie; per non parlare di Dio, trattato male, continuamente sfrattato dalla convivenza umana. Eppure Dio, insegna il brano odierno, mai abbandona l’uomo nel suo cammino, nelle sue riflessioni e sicuramente anche in tutti i suoi fallimenti, Lui che del fallimento ha fatto luogo di incontro con i miseri, disperati e ultimi. Dio, nonostante tutto è a fianco, vicino e parla nell’intimo del cuore, per chi mostra un minimo di attenzione, di ascolto. Ciò che conta nel cammino di fede è la propria apertura, non a tutto in quanto nel tutto ci sono anche condizioni e situazioni sbagliate e pericolose, ma a ciò che nutre, che edifica, che fa crescere la nostra persona. L’indicazione di questa pagina evangelica è chiara: la Parola di Dio aiuta la nostra riflessione, scava in profondità, ci costringe ad abbandonare la superficialità. In questo caso comunque occorre sottolineare la disponibilità dei due personaggi che nel mentre ascoltavano quel viandante sconosciuto sentivano ardere il proprio cuore. Quel viandante viene anche giudicato distratto, mentre chi lo è veramente sono proprio loro stessi. Non basta essere stati testimoni oculari, occorre che la visione sia registrata dentro il proprio intimo. Quante volte di fronte ad un dolore si chiudono gli occhi e il cuore; ebbene così sembra sia successo ai due discepoli. Qui è ovvio introdurre la riflessione circa il riconoscimento di Dio appresso la nostra vita; ci chiediamo: quando lo vediamo? Quando lo riconosciamo? Eppure, il Signore ci ha parlato più volte di questo, Egli si manifesta nell’ incontrare il povero, il sofferente, colui che è bisognoso. Questa identificazione o meglio questa somiglianza oggi è condizionata da tanti giudizi e pregiudizi che si frappongono fra noi e Lui. Lui si presenta in quelle situazioni deboli e perdenti che mettono in crisi i nostri pensieri che tendono più al successo che ad altro. La Pasqua ci spiazza prima con la morte e poi con la resurrezione; non vediamo, siamo come ciechi e non riconosciamo il Signore. Il culmine dell’episodio lo si raggiunge nel momento in cui, il cuore prima e gli occhi dopo (e anche il loro udito), sono raggiunti dalle parole e dai gesti eucaristici: adesso lo riconoscono. Questa circostanza rinnova in loro la gioia e la speranza perdute e li riporta a Gerusalemme, in seno alla comunità, alla chiesa, come ognuno di noi dovrebbe: ritornare a vivere la chiesa in modo familiare e semplice, perché da lì il Signore non se ne è mai andato e se ci disponiamo nell’ascolto, nella visione lo incontreremo sempre nella sua comunione e in quella dei fratelli.

Don Giuliano

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